A spasso per il Brasile coi genitorix
quando sono arrivato all'aeroporto Eduardo Gomes di Manaus i termometri segnavano 37 gradi, quindi 34 in più rispetto a quelli segnati dai termometri di Malpensa. quando i miei sono usciti dagli arrivi mi hanno rapidamente identificato grazie ad opportuno cartello che avevo preparato nel timore di non essere riconosciuto (anche se nell'ultima settimana mi ero ingozzato a più non posso per recuperare qualche chiletto). l'abisso meteo-culturale con l'Italia si è manifestato dopo solo pochi metri, quando le porte automatiche dell'aeroporto si sono aperte e il Brasile li ha ricevuti con quello che, senza false modestie, si può definire un calorosissimo abbraccio. mio padre ha detto "torno a casa" e ha girato il carrello delle valigie. ma la sapiente mediazione della mia mamma ha ricondotto il dilei sposo sul giusto cammino, cioè verso la griglia del barbecue travestita da automobile. effettivamente la giornata era piuttosto calda anche per gli standard amazzonici.
un'altro standard amazzonico è stato il viaggio in "barco", cioè quel natante che è grande per essere chiamato barca e piccolo per essere chiamato nava. lunga una trentina o più di metri, con due o tre piani, cucina, qualche cabina e dei grandi "open space" dove si appendono le amache. questo è il mezzo indispensabile per viaggiare da queste parti, visto che la grande maggioranza delle città sono isolate una dall'altra e l'unica via di comunicazione è il fiume. dal porto di Manas partono giornalmente decine e decine di barchi per le più svariate destinazioni: da Tabatinga (8 giorni di viaggio) a Maués (18 ore). l'anno scorso è stato inaugurato il porto turistico internazionale, posto molto scìcchi, in cui c'è perfino l'autobus per fare i 200 metri del ponte fino alla chiatta flottante che fa da attracco (flottante perché il dislivello del fiume tra piena e secca è di una dozzina di metri). per dei turisti bianchi che non sono abituati alla fauna portuale di Manaus è una salvezza, perché è pieno di guardie e si può entrare solo muniti di badge o biglietto.
biglietto che purtruppo noi non siamo riusciti a prendere... perché il giorno in cui avevo programmato di viaggiare era l'ultimo venerdì prima di Natale, e, oltre a non aver trovato il barco previsto (che era partito in anticipo perché oramai strapieno) erano anche finiti i biglietti fino al martedì successivo. ma fortunatamente siamo in Brasile e quindi il mattino dopo ho comprato i biglietti da un venditore autonomo che attua nei dintorni del porto e pieni di bagagli e con delle faccie turisticissime ci siamo addentrati nella parte di porto dei pescatori dove siamo stati assaliti dagli scaricatori. con il mio ottimo portoghese ho saputo contrattare abilmente il trasporto dei bagagli (da 45 a 5 reais). quindi abbiamo preso un piccolo motoscafino abusivo che ci ha portati illegalmente dentro al porto turistico per farci salire sul barco per Parintins.
abbiamo sistemato le amache mentre continuava a salire gente. alle due di pomeriggio il barco salpa dal porto turistico e si dirige al porto dei pescatori dove una moltitudine di gente è ansiosa di imbarcarsi, trasportando valige, frigoriferi, forni, letti, cassettiere, cani, materassi, e così via. qualcuno riesce a salire, in mezzo a grida e scene di isteria, mentre chi è su non vuole che salga più nessuno. siamo effettivamente un po' strettini. mi accorgo che c'è gente che sale dal barco vicino, in perfetto stile abbordaggio da pirati. dopo un po' il barco si stacca dal molo ma viene subito fatto attraccare ad un'altra chiatta per far scendere tutti e controllare i biglietti nella risalita. io sono il 125esimo a risalire e dietro di me c'è ancora qualcuno. il barco ha una capacità dichiarata di 95.
usciamo finalmente dal porto e cominciamo il viaggio, ma dopo poco la capitania ci comunica via radio di ritornare indietro per il controllo. diligentemente attendiamo pazienti e a fine controllo ci dicono che il barco è carico oltre il limite (che novità), essendo la capacità di 95 ed avendo trovato 120 persone a bordo, 15 persone dovranno essere sbarcate. nessuno batte ciglio, anche perché il conto sbagliato è in nostro favore e quindi non conviene reclamare... il barco ritorna fino al porto ma invece di sbarcare qualcuno fa salire altri due. sono oramai le quattro passate quando ripartiamo, man mano Manaus si allontana e quando pensiamo di averla fatta franca la capitania si rifà viva e ci ritocca virare e ritornare su, controcorrente. il militare fa il suo giro mentre il propietario del barco scende a parlare col comandante della lancia. i due chiacchierano un po' e poi il propietario felice ringrazia il comandante.
il militare che contava annuncia che il barco è in condizioni di proseguire, e si scusa per il disturbo. da quello che ho colto dai discorsi tra pilota e propietario, pare che l'avvenente figlia bionda di quest'ultimo abbia avuto un ruolo determinante nella risoluzione della vicenda.
il barco prosegue quindi il suo viaggio. le amache sono così fitte che non ci si riesce neppure a dondolare con il rollio delle onde. mia mamma assolutamente indifferente alla cosa si diletta con la settimana enigmistica, portata dall'Italia appunto per occasioni come queste. quando oramai il sole è tramontato e l'oscurità regna sovrana, le luci di Manaus oramai sono un lieve bagliore dietro all'orizzonte, una barchetta si avvicina e ci aggancia e, invece di prendersi qualche passeggero, ce ne passa una decina, ognuno con il suo bagaglio. dai miei conti siamo arrivati circa sui 140, equipaggio escluso. il barco riprende la navigazione che tuttavia viene spesso interrotta durante la notte per fare altri scambi di passeggeri. l'arrivo a Parintins, previsto per le dieci di mattina avviene solo alle due e mezza di pomeriggio, digiuni, perché le provviste di cibo non sono andate oltre la colazione.
ottima avventura, ma i prossimi trasferimenti solo in aereo, ok?
continua...