Data: 20 novembre
Oggetto: normalità?

Carissimi,
è un sacco che non scrivo, è vero. due sono le principali cause, e tra esse non rientra l'essermi trovato una ragazza, motivo tipico di chi non si fa più sentire, smette di uscire con gli amici e scompare discretamente dalla scena. La prima è che ora, rispetto a un annetto fa, conosco un sacco di gente in più, parlo meglio e soprattutto capisco meglio (anche modi di dire e parolacce) e quindi la sera chi me lo fa fare di mettermi alla scrivania (che peraltro ora non permette nemmeno di appoggiare il portatile in tutta la sua superficie), nel caldo afoso della nostra estate e col condizionatore rotto, ad interfacciarmi con un computer che, per quanto evoluto e versatile, non regge il confronto con delle persone umane? E non sto parlando solo del sorriso di Andrezao delle tette di Fabricia (con cui nessun computer può reggere il confronto) ma delle relazioni umane in genere che occupano il fresco spazio serale, quando si mettono le sedie su marciapiede davanti a casa (una volta noi abbiamo messo i divani, eh Dado?) e sta a guardare la gente che passa per attaccare discorso. Poi probabilmente l'effetto esotico delle mie mail sta svanendo e la voglia di partecipare ad un conforto a distanza comincia a dare il passo alla quotidianità ingrigitora. Arrivano giusto sporadiche lettere da qualche fedele corrispondente, anche dai posti più vari sparsi per il mondo (Francia, Filippine, Stati Uniti, Santo Domingo) e dai compagni obiettori con cui da 7 anni non perdiamo un colpo. Quindi nessuno di voi osi lamentarsi (a parte Billo, rigorosissimo) perché oramai che scriva o che non scriva fa lo stesso. E non cominciate a dire "ma io ti leggevo sempre", "è che non avevo mai tempo di rispondere", "non so cosa scriverti, la vita qui è così normale". Bugia. Se raccontassi la vostra vita "normale" alla gente di qui penserebbero che siete proprio strani e che la vita che fate non ha proprio niente di normale.

E poi in questo posto sperduto nella foresta arriva solo un giornale, neanche sempre quotidianamente, in cui gli esteri occupano mezza pagina (contro quattro o sei di sport), quindi con la carestia di informazioni qualsiasi cosa raccontiate viene divorata (la fame è il miglior cuoco).

Finisce ora una stagione da indigestione di italiani. è iniziata a luglio con un ragazzo di Milano che passava da queste parti e che ha fatto una puntatina a Maués per bersi una birra davanti a casa e supportare il mio impegno sportivo nel campionato. oltre chiaramente a visitare la falegnameria per auto costruirsi un puzzle tridimensionale di legno. viola. è stato un toccasana per la mia sanità mentale perché mi mancava avere vicino qualcuno che capisse al volo quando dicevo qualcosa, e non sto parlando della lingua bensì di quel substrato che contraddistingue la cultura ellenico-europea. non solo, ho scoperto chiacchierando che è un buon amico di famiglia del mio cugino che è stato qui l'anno scorso, a insaputa l'uno dell'altro, inoltre agli inizi degli anni 90 abbiamo giocato insieme a football americano nella stessa squadra ma visto che io ero in attacco e lui in difesa non ci siamo mai incrociati senza il casco e quindi non ci ricordavamo l'uno dell'altro. ma la cosa più incredibile è che abbiamo fatto il filo alla stessa ragazza (nessuno chiaramente con risultato alcuno, è stata più una cosa contemplativa).

Poi è stata la volta del gruppone di ragazzi cinisellesi che hanno invaso Parintins, portandosi dietro 5 valigie di maniglie e cerniere per armadi e il brutto tempo (era una settimana che non pioveva, sono arrivati loro e insieme una tromba d'aria che ha sollevato vari tetti tra cui quello della sala operatoria dell'ospedale). 30 lombardi notevolmente assortiti con tutte le figure classiche di ogni gruppo: il ciccione buono come il pane, il biondino fighetto, lo scansafatiche, il "compagno", la schizzinosa, il leader carismatico, la "mamma", etc.. e poi una pisana, che ogni volta che parlava mi faceva venire il magone. ah, l'accento toscano, che saudade. 30 giovani super animati, pieni di curiosità per tutto quello che vedevano, sentivano, annusavano, mangiavano. con una vivacità che da tanto tempo non vedevo, perché i giovani da queste parti mi sembrano perennemente stanchi, sarà il caldo, sarà la birra, sarà il perenne clima di vacanza.

Quindi a fine agosto è stata la volta del mio fratellino con la morosa, venuto appositamente per fare coppia nel torneo di beach volley del Festival de Verão. Erano 8 anni che non ci capitava di dormire nella stessa stanza, come quando eravamo piccoli. E più di quando eravamo piccoli abbiamo fatto un sacco di cose insieme (perché ora la differenza di eta' si sente di meno). Siamo stati da soli in un intero parco acquatico, con 9 funzionari praticamente ai nostri ordini "mi fa funzionare lo scivolo?", "mi accende queste fontane?" e abbiamo fatto una corsa con le moto in mezzo alla foresta amazzonica. Ci siamo fermati in una casetta dove una signora ci ha offerto un rinfrescante bicchiere d'acqua gentilmente rifiutato da mio fratello che ha optato per una pepsi. E non per un istinto consumista, bensì per la quantità di particelle organiche e non in sospensione nel bicchiere, che se avesse bevuto sarebbe ancora adesso sulla tazza. A me non è successo nulla perché la mia flora batterica intestinale va in giro con delle mazze da baseball.
Mio fratello, che strano vedere mio fratello da queste parti. Sono passati due anni e per certi versi non pare sia cambiato un granché: è sempre un po' sfigato (appena arrivato in falegnameria si è dato una scartavetrata alla dita con la smerigliatrice, poi mi sono assentato un attimo e si è fatto volare un'asse di legno massiccio da 4x40x300 cm sul piede [peso stimato 45kg], non è sfuggito alla maledizione di Montezuma e gli hanno rubato gli infradito in spiaggia) ma ha una testa che gli hanno fatto un overclock perché quando mi spiegava il tema della sua tesi gli stavo dietro a fatica.
In quanto a beach volley stiamo però alla pari. Nel senso che a livelli così bassi non vale neanche la pena comparare. Ci siamo presentati la mattina del torneo (iscritti nel torneo dei locali e non dei visitanti, perché più abbordabili) e al sorteggio delle partite ci capita la prima sfida della mattinata, contro Ivan Drago (quello del "ti spiezzo in due") e compagno. Gli spalti subito mostrano un comportamento antisportivo e assolutamente inospitale con dei visitatori arrivati da oltre 10.000km, elevando una semplice partita di pallavolo ad un confronto internazionale i orgoglio.
È la prima volta che gioco a beach volley, e così pure mio fratello. Si vede. Già al pari o dispari per la palla perdiamo. Batte Ivan Drago. L'aria mossa dal pallone lascia un solco sulla sabbia lungo tutta la traiettoria e mi rendo conto del suo passaggio giusto per la permanenza dell'immagine sulla retina. Uno a zero. Tutto bene, è solo questione di sincronizzarsi un po'. Un altro proiettile attraversa il campo. Due a zero. L'importante è partecipare. Tre a zero. Quattro. Cinque. Sei. Sette. Il time out tecnico ci lascia 30 secondi di fiato in cui rivediamo le nostre tattiche e una volta in campo gli piazziamo 9 punti belli belli. Tra cui uno fatto murando una delle martellate di Drago che lascia gli spalti senza parole dopo una serie continua di sbeffeggiamenti. Il fatto che loro nel frattempo ne abbiamo fatti altri 14 è relativo, perché la merenda con bibita e paninozzo ripieno di hamburger, uovo, insalata, pomodoro, cipolla, patatine, maionese e ketchup lo danno anche a noi perdenti. La coppia di Drago continuerà a martellare avversari fino a vincere il torneo. Bella forza, è chiaro quindi che il sorteggio è stato truccato per fermare subito gli italiani con la loro coppia migliore. Ma il nostro spirito sportivo vero e profondo ci lascia indifferenti ai loro complotti. Mio fratello dice che stare qui mi sta peggiorando, che una volta non ero così sensibile dal punto di vista dell'orgoglio sportivo nazionale. Ma vi assicuro che è per la mia pura sopravvivenza, perché non avete idea di cosa significhi qui lo sport.

Abbiamo un nuovo sindaco, eletto il 3 ottobre, che guarda caso è lo stesso che c'è in carica ora, il nostro vecchio amico vassallo Sidney Latte. Con una campagna elettorale fuori da ogni possibile ragionevolezza che Berlusconi a confronto è un pezzente, il nostro amico ha vinto con quasi 3000 voti in più dell'unico avversario su un totale di 18.000. Dalla fine di luglio la sua faccia era su ogni palo della città e il suo trio elettrico (un camion fatto di casse acustiche usato per le sfilate di carnevale) ha fatto tanta strada che poteva arrivare a San Paolo via terra. I funzionari del municipio erano tutti dalla sua parte, almeno in apparenza: partecipavano ad ogni comizio e passeggiata, vestivano le magliette, pitturavano la facciata di casa. Indovinate perché? C'erano opportuni personaggi che prendevano nota di chi partecipava e chi no, e quelli che si manifestavano per l'altro candidato venivano dimessi. e non sto contando frottole. Per la domenica delle elezioni ha fatto stampare diverse migliaia di magliette con la sua faccia e il suo numero e ha cominciato a festeggiare ancora prima della chiusura delle urne, che sapesse di qualcosa agli elettori ignoto? Pare che il bilancio della campagna elettorale si aggiri sul milione di reais, avete presente? No, perché voi c'avete gli euri.
Allora facciamo 285 mila euri, cambio più, cambio meno. Che in Italia sono pochi, ma qui sono 3846 salari di uno spazzino comunale, di un impiegato, di una casalinga o di un autista. Cioè 295 anni di lavoro (con le tredicesime).
Avete capito adesso? E i soldi non sono stati spesi solo per i salari di chi ha lavorato nella campagna (salari pagati il lunedì dopo l'elezione) e comprando vernice, magliette, volantini, benzina e quant'altro è d'uso in una campagna, ma anche riso, fagioli, zucchero, pasta, olio e robe simili.
Con quale destinazione? Gli elettori, chiaro. Da queste parti è pratica diffusa la compra di voti e i prezzi sono estremamente convenienti: un "rancio", cioè una cesta con alcuni generi alimentari di base, basta per comprare una famiglia intera. Il pacco viene recapitato insieme con il santino del candidato che serve come promemoria quando ci si reca all'urna.
Solo che bisogna essere abbastanza accorti da consegnare il tutto il più tardi possibile, per evitare che un altro candidato si insinui tra la "visita" e la votazione. Per questo il sabato notte sono stato a spasso per il quartiere "bairro novo", il più povero della città, a rendermi conto di persona che succede davvero. Come sempre c'era un sacco di gente seduta davanti a casa a chiaccherarsela, ma la novità è stata che nessuno andava a dormire, almeno fino alle quattro e mezza (ora in cui sono andato a dormire io), incurante anche del black out che ha colpito la città intera per oltre un'ora. Ho anche assistito ad una "distribuzione" dal vivo ma è successo tutto così in fretta che l'ho capito solo a cose finite.

Vi ho gia' scritto che suono in un gruppo? Ebbene, dopo il ciddì da noi registrato e prodotto con le musiche del festival folclorico di Vera Cruz (ci sono ancora copie disponibili, le ultime, affrettatevi) il mondo musicale brasiliano si è accorto di noi e abbiamo trovato spazio nella programmazione del Festival di Verão, in orario di punta, cioè domenica pomeriggio alle tre e mezza (quando tutti sono ancora a casa e chi viene in spiaggia non esce dall'acqua). Un mese di prove, come al solito senza sapere che musiche avremmo portato sul palco, ma provando un po' a caso. Finché una sera non mi sono barricato davanti all'amplificatore e non l'ho acceso fino a quando non abbiamo messo per iscritto una scaletta. C'è voluta più di un'ora. ma almeno poi avevamo qualcosa di sicuro. Un po' meno sicura era la remunerazione, probabilmente l'organizzazione avrebbe collaborato per i vestiti delle ballerine, ma per noi era già molto il poter suonare su un palco di quelle dimensioni. Arriva quindi il vespero del grande giorno e ci accordiamo per fare un'ultima prova la mattina stessa del concerto. Mentre sono sul palco a fare un po' di foto agli altri gruppi che aprivano il festival vedo un inizio di rissa proprio sotto di me, i soliti galerosi (avanzi di galera) che vengono solo per attaccare briga. Ma guardando meglio scorgo un viso conosciuto. Ma è il nostro chitarrista! Argh! Fortunatamente il tumulto termina rapidamente ed ognuno va per la sua strada (i poliziotti arrivano puntualmente 5 minuti dopo). Domenica mattina, ore 9, arrivo in sala prove e vedo un sacco di facce abbattute. "Mi sono perso qualcosa?" domando, "è Robenilson, l'hanno arrestato". Nooo. e agora? Vabbè, proviamo a vedere cosa si può fare. Tagliamo Sweet child of mine, tanto l'assolo lo faceva male, neanche completo tra l'altro, e poi le altre le faccio io. Mentre strimpelliamo lo vediamo arrivare, col solito sorriso da ebete in faccia, oramai quasi sobrio. Yeah, nessuno oramai ci può più fermare. Ore 15.30, saliamo sul palco. Un palco ENORME. La sola pedana della batteria è appena più piccola della nostra sala prove, c'è un ritorno per ciascuno strumento e il mixer ha più canali di quanti anni mettano insieme i due cantanti. Andiamo! Il pubblico (mio fratello e la morosa) ci accolgono calorosamente, nel senso vero del termine, visto che fa un caldo bbbestia, col palco orientato ad ovest ci si piglia tutto il sole in faccia e si suda anche solo a stare fermi quindi immaginate con una chitarra a tracollo. Dopo un inizio un po' confuso ci sintonizziamo alla grande e alla fine lo spazio davanti al palco è una ressa di bermuda e bikini saltellanti al ritmo della musica. Cosa c'è di più appagante? Ma il bello deve ancora venire.

Dopo il concerto ci ritroviamo di nuovo in sala prove per lasciare gli strumenti e chiedo nuovamente al bassista (tale Ronaldo, il nome già dice tutto) se riceveremo qualcosa, lui fa un po' il vago, dice che non si sa, e finisce lì. Marchiamo per mercoledì le prossime prove e poi tutti di nuovo in spiaggia. Mercoledì sera arriviamo tutti e lui non c'è, è sparito dalla sera prima, uscito di casa alle dieci senza dire nulla, con infradito e bermuda, lasciando in casa portafoglio e documenti. La moglie è un po' preoccupata, ha provato a chiamare sul cellulare ma è sempre spento.
Sentiamo da dentro la sala prove il ventilatore che sta funzionando, strano, perché Ronaldo è un puntiglioso; la luce è spenta e guardando con uno specchietto da sotto il soffitto non si riesce a vedere nulla. Alla fine decidiamo di sfondare la porta.. mi sento troppo in un film. Prendiamo un palo enorme e dondoliamo tre volte per poi dare il colpo che è fin troppo forte perché finisco quasi per terra dentro alla stanza. Appare: nulla.
Tutto in ordine, gli strumenti, le scarpe da tennis, il portafoglio, l'amplificatore, il ventilatore acceso. Spegniamo il ventilatore e torniamo tutti in strada. La mamma di Ronaldo piange, dice che gli è successo qualcosa. Andiamo alla polizia per fare la denuncia di scomparsa e ci dicono che saremmo dovuti andare prima. Il tempo passa e lui non appare, nel frattempo cominciano a farsi vivi i vicini, vengono a fare due chiacchiere, a "dare una forza" come si dice qui. La radio ne parla negli annunci. Il mattino dopo ancora nulla, nel pomeriggio inoltrato arriva una strana telefonata: "abbiamo rapito Ronaldo, se non pagate un riscatto lo facciamo fuori". L'aria già tesa diventa ancora peggiore. Ciascuno formula la sua ipotesi, "se fosse andato con qualche ragazza, sarebbe già tornato a casa" dice la moglie. Con uno dei vicini andiamo alla ricerca di una di queste ragazze, la troviamo mentre esce dalla casa dove lavora come domestica, e dice che è da una settimana che non lo sente, anzi, oramai hanno terminato.
A 48 ore dalla scomparsa oramai davanti a casa c'è una moltitudine, il papà, diabetico, ha smesso di mangiare e non se la passa troppo bene. Passa un'altra notte e al mattino, mentre sono in falegnameria arrivano il batterista con la morosa e mi raccontano la novità: il nostro amico è tornato a casa, erano verso le 4 di mattina, si è chiuso in camera e quando è arrivata la gente per vedere come andava la situazione ha cominciato a gridare contro tutti, ha deriso la madre perché piangeva dicendo che era tutto uno scherzo e che avremmo dovuto capirlo subito. La polizia gli fa consegna un mandato di comparizione per dare una spiegazione dell'accaduto e lui non si presente. Viene mandato un secondo mandato. Lo straccia. La terza volta vanno con la macchina e lo portano via, probabilmente dandogli anche una manica di botte (da queste parti si usa così). So che non è cristiano, ma ben gli sta. Sapevate dov'era? In quella casa dove la ragazza sopra citata lavora come domestica, il padrone di casa stava viaggiando e loro ne hanno approfittato per fare festa. Quando torno da Manaus dopo la partenza del mio brother marchiamo una riunione per discutere col gruppo. Ci troviamo e ancora una volta gli chiedo, davanti a tutto il gruppo, se ci pagheranno qualcosa per il festival. Lui dice di no, al ché esco dalla tasca la fotocopia del contratto da lui firmato con la segreteria di cultura e turismo per 400 reais (circa 110 euri, ma equivalenti qui ad un mese e mezzo di stipendio base) e gli chiedo se riconosce la firma che c'è in calce.
Rimane ammutolito. Muove la mascella e le labbra come se stesse preparando una risposta a masticate. Infine dice che non era sicuro che fosse pagata la nostra esibizione, e poi pensava di fare una sorpresa al gruppo comprando delle percussioni perché durante il festival aveva visto che era una cosa che ci mancava. Gli faccio notare che il gruppo ancora non mi ha pagato 500 reais della cassa che stiamo usando da marzo, e che si era deciso ai tempi che i pagamenti dei concerti dovevano saldare il debito prima di fare altre spese. Continua zitto. Chiedo allora del pagamento della scuola dove avevamo suonato a maggio, lui risponde che ancora non hanno pagato. Allora esco l'altra fotocopia che avevo in tasca, quella dell'autorizzazione del sindaco all'ufficio economico per pagarci. 300 reais, tondi tondi. Anche questa volta rimane senza parole. Io dico che dopo gli ultimi avvenimenti non voglio più suonare con lui, e così tutti gli altri componenti della banda.
Lui piange, dice che siamo la sua famiglia (è figlio unico) e quasi mi commuove. Quasi, perché rimango serio come solo un italiano dalle ciglia folte sa fare (qui sono tutti senza peli, e con le ciglia sottili sottili). Passata la scena gli chiedo allora quando ha ricevuto i soldi della scuola e cosa ne ha fatto, lui cambia discorso, dice che ha sempre dato tutto per il gruppo, correndo dietro alla gente, cercando i contratti, anche pagando di tasca propria tante spese come cavi e altro (non specificato). Io ripeto la domanda, lui dice che è facile per uno come me che viene da un paese ricco venire a fare queste accuse, che non posso capire che la vita qui è dura, in una famiglia povera, dove ogni giorno si deve lottare per il pane quotidiano. Che io non posso arrivare col mio portatile e fare il gradasso, che qui c'è un'altra cultura.

È vero! Qui quando qualcuno ha la possibilità, ne approfitta, e se non lo fa è un bamba. Se viene beccato, la gente mica dice che ha fatto male, anzi, se non ne approfittava ora, quando avrebbe potuto farlo? È questa la cultura che io non capisco? Se fosse così allora al diavolo l'inculturazione, perché preferisco fare l'italiano disadattato. Comunque adesso stiamo suonando lo stesso, senza bassista, ma non è una grande perdita dopo tutto.

Ultime considerazioni: ma perché il tubetto della crema da barba è così maledettamente uguale a quello del dentifricio? E perché sul barco spengono le luci così presto?

um abraço
Luca

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