Data:
19 luglio
Oggetto: avvenimenti
Carissimi,
il mese scorso ho giocato sporco, approfittando del fatto che la mail sulla
falegnameria non era arrivata per saltarmi il pensierino mensile,
quindi
ora sono in debito di uno. Ma è in fase di rifinitura (ancora non ho
scritto una linea, ma è un sacco che ci penso) il racconto della Settimana
Santa nell'area indigena con padre Enrico che vi sarà rifilato al più
presto. Nel frattempo per riempire il vuoto faccio un po' un quadro dei vari
avvenimenti degli ultimi tempi
Studio: non nel senso del presente indicativo, Deus me livre, ma nel
senso di locale: settimana scorsa l'abbiamo passata a registrare il ciddì
delle musiche del festival folclorico di Vera Cruz. Chi di voi ha già
provato l'esperienza sa che è una sofferenza estrema. Due ore di tentativi
per registrare 5 minuti di canzone.
Ecco, studio forse è una parola che non rende bene l'idea. Visto che
la casa di Ronaldo (il cantante, dove abitualmente suoniamo) è in riforma
e gli mancava il tetto, accessorio più che utile visto che ancora non
è iniziata completamente la stagione secca, ci siamo trasferiti a casa
del tastierista, o meglio, nella piccola depandance del suo giardino: un tetto
di paglia, due panchette di legno e due tavolini. L'attrezzatura si componeva
di: un amplificatore che prende in ingresso tutto (microfoni, tastiera, chitarre)
e equalizza tutto insieme, una cassa acustica da 80kg (fatta da me in maracatiara
massiccio, pesa un cifro ma suona benissimo) e un apparecchio minidisc (imprestato).
Più che una registrazione in studio era un'esperienza "dal vivo"
perché ogni tanto passava una moto, oppure cominciava ad abbaiare un
cane (e tutti gli altri vicini rispondevano) o
anche,
la sera della partita del Brasile contro il Cile, qualche petardetto. E quindi
rifai, rifai, rifai fino allo schizzo completo che è il segnale che
l'ultima registrazione fatta è quella buona. Poi venne il missaggio
col mio potente portatile (come trasformare in stereo un segnale mono) e la
produzione dei ciddì. In vendita a 9 reais l'uno, spedizione esclusa.
Se volete la copertina è un real in più. Se invece siete dei
morti di fame potete scaricarvi le canzoni in mp3
sul mio sito.
Elezioni: questo è un anno elettorale, ad ottobre si vota in tutto
il Brasile per le amministrative, e da inizio luglio è possibile fare
propaganda. Tutti mi dico che rimarrò strabiliato di quanto la politica
è marcia e di quanti pochi scrupoli hanno i candidati. Soprattutto
qui a Maués, chissà perché, la situazione è particolarmente
delicata. A inizio mese, con l'apertura delle campagne, i due giudici elettorali
della città hanno dato le dimissioni. In effetti, alle ultime elezioni
comunali è stato saccheggiato, devastato e infine incendiato l'ufficio
elettorale, sono state attaccate alcune case di sostenitori del candidato
vincente ed è arrivato il "Battaglione di sciòchi"
(scritto "choque" che si legge così come qui pronunciano
"shock") che sono i militari con il basco rosso, il collo da pugile
e il manganello da domatore di orsi. Hanno decretato il coprifuoco alle nove
di sera e chi veniva trovato per strada e non era rapido oltre che convincente
nella giustificazione si prendeva la sua buona dose di randellate. I militi
hanno recuperato i sobillatori del tumulto (che pare fossero stati pagati
dal candidato che aveva perso) e già che c'erano hanno approfittato
della permanenza in città per fare una pulizia generale arrestando
trafficanti e banditi vari.
Quest'anno speriamo sia meno animato. Comunque la città sta cambiando
faccia, nel senso che vengono ripitturati i muri delle case e dei giardini
con le scritte propagandistiche dei canditati accompagnati dal loro numero
(qui si vota con un'urna elettronica, praticamente una piccola calcolatrice
e ogni candidato ha il suo numero). Mancano più di due mesi e ci sono
già due macchine che girano da mattina a sera lanciando dai loro altoparlanti
sommamente fissati sul tetto gli spot elettorali fatti sulla base di musichette
maledettamente orecchiabili che si insinuano nel cervello e ivi rimangono
fino a sera. Praticamente un lavaggio del cervello.
Bradipi:
oramai solo un ricordo, visto che gli indios che stanno facendo il corso universitario
di scienze naturali, nel centro per ritiri della parrocchia, in tre giorni
ne hanno fatti fuori (e fatti arrosto) dieci, tra cui mamme con cuccioli.
E non è perché manchi cibo, visto che ogni pomeriggio vado a
recuperare un secchio pieno di avanzi lasciati nei piatti che le nostre galline
apprezzano molto.
Notizie:
a stare qui pare che l'Italia sia uno sperduto paesello al di là del
mare. Le scarsissime notizie che arrivano hanno sempre a che fare col presidente
del consiglio, le ultime due sono state le elezioni e l'assunzione del nuovo
ministero. Ma visto che nel giornale lo sport occupa 8 pagine e gli esteri
solo una, la cosa non mi preoccupa più di tanto.
Corso di tecnologie: lo scorso anno l'associazione dei professori indigeni
ha ricevuto da una ONG spagnola un buon gruzzolo per comprare attrezzature
da ufficio, il cui scopo sarebbe la produzione in maniera autonoma di materiale
didattico e divulgativo. Dopo che il computer e la stampante, la fotocopiatrice,
la tv e il videoregistratore, la videocamera, la macchina fotografica e varie
altre robe sono rimasti parcheggiati per un anno in una comunità nell'area
indigena siamo finalmente riusciti ad attivare il "corso di formazione
tecnologica" che in realtà sono io che spiego ad professori come
funzionano e come si usano le varie attrezzature: come si fa una fotocopia,
come filmare con una telecamera, come vedere le cassette piccole nel videoregistratore
che accetta le cassette grosse (con l'apposito adattatore, ma non è
poi così scontato
) e cose di questo tipo. Gli alunni sono alcuni
dei professori che sono stati responsabilizzati per il materiale e sono divisi
in quattro gruppi: fotocopiatrice, registrazione immagini (macchina foto e
telecamera), riproduzione audio e video (tv, cassa amplificata, registratori)
e, attenzione attenzione, computer.
Il corso
non è eccessivamente pesante, è solo un giorno al mese. Avete
capito bene
un giorno al mese. È che la scuola qui non è
di ferie, i professori stanno continuando a dare lezioni, però a fine
mese vengono tutti in città per ritirare lo stipendio e fare un po'
di spese e quindi ne approfittiamo per piazzare il giorno di corso. Con le
apparecchiature mono-utilizzo non è stato neanche tanto difficile:
una fotocopiatrice serve a fare le fotocopie (ma va?) e non si può
variare molto sul tema una volta che si vede come mettere l'originale, la
carta, il toner, aumenta, diminuisci, fronte retro e quelle robe lì.
Anche tivì e telecamera non hanno sollevato troppi dubbi. Immaginatevi
però cosa può significare insegnare ad usare il computer a gente
la cui lingua madre ha solo i numeri uno, due e tre. Dopo c'è "molti".
Certo, tutti i professori sanno contare e fare calcoli, ma in portoghese,
per loro la lingua straniera, come fosse l'inglese per noi. E poi il computer
può fare di tutto e di più, come fai a insegnare ad usarlo avendo
solo un giorno al mese?
Ogni tanto durante le spiegazioni mi chiedo se ha davvero senso quello che
sto facendo, se non è come tentare di svuotare il mare con un cucchiaino.
Ma da buon figlio di matematici sono cosciente che anche il mare è
fatto di un numero finito di cucchiainate e quindi per quanto grande possa
essere il dividendo e piccolo il divisore, il rapporto è sempre positivo.
Molto prossimo allo zero, certo, ma comunque in un intorno destro (questo
però non lo dico ai miei studenti).
Falegnameria:
in luglio le scuole chiudono per le ferie di metà anno e i due ragazzi
che lavorano sono andati nelle loro comunità nell'area indigena. Ho
approfittato quindi per dare le ferie al falegname e avventurarmi nella ristrutturazione
di parte del tetto perché oramai la situazione era critica. Oltre al
fatto che l'altezza era in standard amazzonico (cioè un palmo più
basso di me) il dislivello delle tegole era così poco che quando pioveva
l'acqua risaliva la tegola per capillarità e pioveva a metà
tetto, generalmente sui mobili pronti in esposizione. I lavori sono quasi
finiti, mentre i soldi sono finiti da un pezzo. A comprare travi, chiodi,
cemento, mattoni e tegolone di eternit (oramai siamo tutti ignifughi di quanto
amianto c'è da queste parti) vanno via reais che quasi non te ne accorgi.
In progetto ci sarebbe anche il muretto intorno al terreno ma sarà
fattibile solo trovando qualche benefattore mandato dal cielo a cui stia a
cuore il destino di una piccola falegnameria artigianale senza scopo di lucro
(chi ha orecchie per intendere
)
Abat-jour
e porta gioie: negli ultimi due mesi ho cominciato a fare con i ragazzi
un po' di oggettistica di legno, approfittando della legna locale che ha dei
colori magnifici. Non essendo ancora capace di fare porte, guardaroba o in
genere opere che richiedono una certa esperienza carpentieristica mi sono
orientato sulle cose piccole, se non altro in caso di fallimento lo spreco
di legno è ridotto, e così posso anche approfittare di tutti
gli scarti che le falegnamerie qui producono. La produzione è orientata
su due linee: le scatoline, fatte con il corpo in cedro o marupà (due
legni morbidi), e con il fondo e coperchio di legna colorata come rochinha
(colore violetto), muirapiranga (rosso), louro e jacá (gialli); gli
abat-jour sono fatti con una base torniata in legno massiccio oppure con pezzi
di legno colorati incollati tra loro e in cima una cesta di cipó (una
specie di liana) fatta nell'area indigena nelle comunità da dove vengono
i ragazzi. Questo tipo di lavori è ben più interessante rispetto
a fare i mobili perché approfitta meglio del legno, è meno pericoloso
da fare e dà un rendimento più altro. Il problema è che
in Maués non c'è una grande possibilità di mercato. Il
sindaco (che si è ricandidato) è venuto a fare un giro alla
casa e ha pensato ad un progetto grandioso per far produrre ai ragazzi artigianato,
promettendo formazione, equipaggiamento e mercato ma poi non si è più
fatto ne vedere ne sentire. Sul sito troverete un po' di foto con le
nostre produzioni.
um abraço
Luca
*Pax *Pace *Paqe *Paix *Peace *Friede *Fred *Eiphnh *As-Salaam *Paz *Shalom
*Pase *Mir *Pokoj *Bake *Pau *Vrede *Dirlik *Pacea *Heiwa *Shanti *Nutifafa
*Paghe *Amahoro *Nanomonsetôtse *Waku
------------------------------
questa mail vi arriva perché siete stati iscritti più o meno
volontariamente alla mailing list. per togliervi basta mandare una mail a
majordomo@dambros.org mettendo nel soggetto "unsubscribe brasile"
all'indirizzo http://www.dambros.org/luca/
trovate le mail arretrate