Data: 31 gennaio
Oggetto: caccia al ladro

carissimi,
che vergogna... questa volta ho quasi passato il limite, quasi perché oggi è l'ultimo giorno di gennaio e ancora non ho spedito nulla. è pur vero che qui siamo in ferie, e per quanto possa sembrare incredibile, tutto diventa più lento di quanto già non lo fosse prima. io in questo mi sono inculturato benissimo.
ma vengo ora a raccontarvi l'evento che ha animato il dicembre mauesense. correva la mattina del venerdì 5, erano circa le dieci e mezza, ed io stavo (come al solito) dormendo di brutto, cullato nella mia splendida amaca color arancio-omino_delle_autostrade, mentre il barco risaliva il Paraná do Ramos con destino Maués (ecché, credevate che a quell'ora ancora dormirei se non fossi in viaggio?). appena entrati nell'area di copertura, i cellulari cominciano a squillare, finita la pace. mi alzo mentre si crea un po' di subbuglio sul barco: dalla città arriva l'avviso di un assalto alla banca. le notizie si susseguono confuse, e solo all'arrivo a Maués riesco a scoprire tutto l'intreccio. un gruppo di 7 persone vestite da pescatori è entrato nell'agenzia del Banco do Brasil con due casse di polistirolo, solo che invece che estrarne pesce hanno tirato fuori un arsenale da guerra e hanno cominciato a mitragliare qua e là. dopo aver riempito alcune borse di banconote e, incredibile ma vero, una di monete (100 reais in monete da 5 centavos, cioè 27,7 euri in monete da un centesimo e mezzo), se ne sono tornati verso la spiaggia dove erano "parcheggiati" i due motoscafi con cui sono fuggiti. nel tragitto hanno sforacchiato anche la sede del Banco da Amazonas, ed a imperitura memoria uno dei proiettili 762 ha lasciato un buco grande un mignolo nel tubo di acciaio che fa da corrimano. nonostante tutto lo sparare l'unico a rimanere ferito è stato un poliziotto che per caso passava in macchina nell'angolo opposto della piazza. nonostante il trasporto in aereo a Manaus è morto e quando la notizia è arrivata al carcere di Mauès i detenuti, ha detto suor Rita che si trovava là per la visita settimanale, hanno festeggiato perché pare che tale poliziotto non brillasse in quanto a rispetto dei diritti umani.
l'altra sfortunata che si è presa 3 colpi è stata la nuovissima cassa amplificata della parrocchia che viene usata durante gli incontri nelle comunità dell'interno e che nell'esatto momento dell'assalto il motorista stava trasportando dal centro parrocchiale al barco. quando è cominciata la sparatoria l'ha mollata in mezzo alla strada e quando è andato a recuperarla l'ha trovata sforacchiata per benino.
nel frattempo i banditi sono fuggiti coi motoscafi ma invece che andare a destra, scendendo lungo il fiume, sono andati a sinistra, risalendo il mauès-açu, senza avere così vie di fuga fluviali. nel pomeriggio sono arrivati tutti: esercito, poliziotti, giornalisti e battaglione di choque (leggi: sciòchi, cioè shock) che sono quelli con il basco rosso il cui lavoro è picchiare. e duro. per una settimana la città ha vissuto praticamente in coprifuoco, la sera facevano chiudere le scuole prima, e mandavano la gente in casa. hanno fatto finire prima le serate della festa parrocchiale e la domenica hanno fatto finire di corsa la Messa di prima Eucarestia perchè 'sembrava' che dovessero fare un'operazione in un hotel lì vicino.
nel frattempo ognuno aveva la sua storia da raccontare, qualche amico o parente nell'interno che dava segnalazioni, e il lato della piazza del centro che dà sul fiume era sempre pieno di gente che aspettava da un momento all'altro l'arrivo vittorioso delle forze dell'ordine con bottino e furfanti. d'altronde, i militari non facevano che dichiarare che era questione di ore, ma senza dire quante, però (a tutt'oggi sono oltre 1200). ogni ingresso o uscita da Mauès era controllato, fosse via fiume, via terra o via aria. l'aeroporto era presidiato 24 ore al giorno(vedi foto allegata: la scritta dice "sii benvenuto!"). ogni tanto sul giornale dello stato usciva un pezzo ma le informazioni che giravano erano sempre molteplici e discordanti: all'ora di pranzo in casa parrochiale ciascuno raccontava quello che aveva sentito nella mattinata e spesso le versioni non coincidevano.
infine, dopo due settimane di ricerche, mentre l'economia turistica della città (hotel, ristoranti, donne) stava raggiungendo livelli impensabili in bassa stagione, uno degli assaltanti viene catturato in una casa di una delle comunità dell'interno dove si era fermato da un paio di giorni perchè oramai senza scorte di cibo. in realtà, più che un pericoloso criminale si trattava del pilota del motoscafo che era stato contrattato per il trasporto del commando.
alcuni altri episodi hanno contribuito a dare colore alla vicenda, e a rafforzare in me l'idea che i brasiliani, in fondo, sono dei buoni, dal cuore tenero, anche se, talvolta, un po' babbi. come un furfante che è evaso dal carcere di Itacoatiara (municipio a metà strada tra noi e Manaus) ed è scappato, indovinate dove, proprio qui a Maués, dove c'era la più altra concentrazione di militari e polizia dello stato. ma si vede che in prigione non aveva modo di leggere i giornali. un'altra degna di essere raccontata è la pietà delle nostre forze dell'ordine: dopo aver catturato uno degli assaltanti ed averlo ammanettato ad un albero, tre uomini sono rimasti di guardia mentre gli altri andavano ad avvisare i compagni; era già buio quando il bandito ha implorato i tre di perlomeno allontanarlo dall'albero perché stava venendo assaltato dalla formiche. ma nel momento in cui le manette gli sono state aperte il furbastro ha colpito la torcia elettrica dei tre ed è fuggito nella foresta protetto dall'oscurità.

il grande senso di accoglienza del brasiliani è stato sperimentato anche dai miei genitori che sono venuti qui a passare le ferie più strampalate della loro vita: dal viaggio in barco Manaus-Parintins il sabato prima di Natale (come prendere un treno Milano-Lecce nella stessa data) al rafting alle cascate di Iguaçu (per essere esatti, appena dopo le cascate), dall'hotel 4 stelle con piscina e sauna ad una favela di San Paolo. ma di questo racconterò un'altra volta altrimenti questa mail partirà il mese prossimo...

in quanto a me, che posso dire... il mese di dicembre (o meglio, le prime due settimane) è stato uno di quelli in cui più mi è sembrato di soffrire la solitudine, forse perché per 15 giorni a cavallo del mio compleanno i telefoni non funzionavano e non c'era modo di comunicare col mondo esterno. o forse perché il Natale era imminente ma non lo dava proprio a vedere (come se tutti dicessero: adesso piove, adesso piove, ma in cielo non vedi neppure una nuvola). o magari perché il campionato di motocross era terminato e non avevo più la valvola di sfogo settimanale. più probabilmente una mistura di tutto. le altre due settimane sono state al fulmicotone, per l'arrivo e la presenza dei miei e per, ebbene sì, il primo (e ultimo, per informazione ai pettegoli curiosi, visto che mi è stato successivamente rifilato un mastodontico due di picche) bacio con una nativa. sappiate comunque che non risponderò a domanda alcuna riferita a quest'ultimo paragrafo, quindi risparmiatevi tempo e continuate a fare quello che stavate facendo prima di leggere questa mail.

um abraço
Luca

*Pax *Pace *Paqe *Paix *Peace *Friede *Fred *Eiphnh *As-Salaam *Paz *Shalom *Pase *Mir *Pokoj *Bake *Pau *Vrede *Dirlik *Pacea *Heiwa *Shanti *Nutifafa *Paghe *Amahoro *Nanomonsetôtse *Waku

nel 2003 in Brasile sono stati emessi 31 milioni di assegni a vuoto, uno ogni 5 abitanti, compresi neonati e analfabeti. uno ogni cinque è anche il rapporto dei parti di mamme minorenni nel totale dei parti nello stato dell'Amazonas.

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