Data:
17 novembre
Oggetto: santi missionari
carissimi,
ottobre, appena concluso, è stato il mese missionario. allora andiamo
un po' a parlare dei missionari, nello specifico quelli che avuto la fortuna
di conoscere in questo anno di amazzonia.
ci sono tanti missionari che sono dei santi, lasciano tutto per dare la vita
intera a servizio del Vangelo e del prossimo, e qui in America Latina di poveri,
soli e ultimi non si fatica a trovarne. ci sono dei padri che hanno costruito
la casa regionale nella periferia di Manaus e adesso si trova in uno dei quartieri
del centro. hanno affrontato coccodrilli, mucuìn, erbacce così
alte che si usciva di casa per un appuntamento e per strada si incrociava
la persona attesa senza vederla perchè questa faceva un altro sentiero.
viaggi tra una città e l'altra con barchi che cadevano a pezzi, sporchi,
superaffollati, senza previsioni di tempo: sai quando parte (più o
meno, con la solita elasticità brasiliana) ma non sai quando arriva,
e soprattutto, SE arriva.
alla libreria del Pime in via Mosè
Bianchi a Milano trovate decine e decine di libri sulle avventure dei suoi
missionari. ma.... provate un po' a trovare un libro che parli di due missionari
che sono vissuti insieme!
non saprei se è l'effetto del caldo, della puntura di qualche insetto
strano o qualche tipo di selezione all'ingresso, ma da queste parti ognuno
ha il suo piccolo orticello, bellissimo, per carità, ma guai a entrare
dentro alla staccionata. ogni tanto viene fatto qualche tentativo di metterne
due insieme ma è come il contenuto di quei cubi trasparenti pieni di
acqua e olio: agiti agiti e diventa un tutt'uno colorato, ma poi lo appoggi,
lasci passare un tempino e senza quasi accorgerti sono di nuovo separati perfettamente.
a inizio ottobre sono stato alla riunione dell'equipe di pastorale indigenista,
a cui partecipano padri, suore e laici che lavorano con gli indigeni nella
diocesi di Parintins. è da quasi quattro anni che si sta lavorando
per formare e rendere attiva questa equipe, mentre prima quelli che lavoravano
con gli indios erano ognuno per conto suo, con modalità e possibilità
ben differenti. è una realtà del tutto nuova nella diocesi e
conoscendo chi ci lavora non si stenta a crederlo. probabilmente sarà
perchè vengo da una realtà in cui il lavoro insieme è
una cosa assolutamente normale (a scuola, al lavoro, in oratorio o con gli
scout) ma mi sembra che qui ci sia ancora
tantissima strada da fare. il fatto che tutti stiano lavorando per lo stesso
obiettivo non fa sì che automaticamente si lavori insieme per raggiungere
questo obiettivo. in qualche momento della riunione sembrava di lavorare con
i bambini: chi faceva la vittima, chi girava girava e non arrivava mai al
punto dolente (che tutti quanti comunque già sapevano), chi cambiava
discorso per sgattaiolare da domande che battevano dove il dente duole. ma
tanto poi alla fine va tutto bene e siamo tutti contenti (come sempre, da
queste parti, anche se poi è tutto il contrario) e mentre ci si incammina
verso la cucina per la merenda già si sparla di quello che ha detto
così e invece non è vero, e dell'altra che dice tanto ma poi
alla fine cosa fa, etc...
io mi ricordo certe riunioni di coca (comunità capi, per chi non è
un iniziato, roba scout) in cui ci si legnava di brutto, ma tutto veniva comunque
fuori, e non rimanevano tutti questi discorsetti e malumori. cioè,
diciamo che quasi, perché forse qualcosina anche noi ce la tenevamo
per conto nostro. però era un tutt'altro lavorare, perché fin
da piccoli siamo stati educati a convivere, mentre qui certi missionari hanno
vissuto e lavorato per trent'anni da soli in paeselli sperduti in mezzo alla
foresta e quindi è chiaro che non possano mettersi a lavorare tutti
insieme di punto in bianco. tanti passi sono stati fatti da quando è
stata costituita l'equipe e tanti altri spero se ne possano fare.
(comunque, non interpretate questa mail come un'accusa ai padri del Pime,
per carità. è gente che davvero ha dato e da la vita, e se si
riesce a scavare sotto la scorza talvolta un po' ruvida e coriacea, si scoprono
delle anime meravigliose. è solo che anche loro sono uomini, di carne
ed ossa, come noi. credete forse che Paolo di Tarso fosse un tipo facile?
provate a chiederlo a Luca o a Barnaba e sono sicuro che sarebbero ben più
avvelenati di me...)
questo è stato anche un mese caldo dal punto di vista meramente termico.
certi pomeriggi alle due mi sentivo molto scarafaggio (Gerry!) perchè
il sole era così violento che per spostarmi correvo da un posto all'obra
all'altro.
un posto in cui ho fatto buona parte del mese è stato la Scuola
Indigena San Pedro, un posto sperduto in mezzo alla foresta (okkèi,
anche qui a Maués siamo sperduti in mezzo alla foresta, ma là
è una roba ancora più del più, tipo un infinito di ordine
superiore) dove una cinquantina di sateré-mawé hanno la possibilità
di fare due anni di scuola (l'equivalente alle nostre terza e quarte elementare)
con l'aggiunta di lezioni teoriche e pratiche di coltivazione, allevamento
e artigianato. per la gioia di voi tutti che avete collegamenti internet di
alcuni ordini di grandezza superiori al mio, ho scavallato la macchina fotografica
digitale a padre Salvatore e ho fatto qualche scatto alla scuola, ora le sto
sistemando e a inizio dicembre spero di riuscire a metterle in qualche posto
a voi accessibile, ma ciò vi sarà comunicato a tempo debito.
della scuola parlerò un'altra volta, quando troverò niente di
più intelligente da scrivere...
um abraço
Luca
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