Data:
11 ottobre
Oggetto: sono papà!
carissimi, (preparatevi ad una mail fiume che bilancia la misera del mese
scorso)
il mese di settembre passato è stato l'ultimo del primo anno di permanenza
in Brasile, nel senso cioè che dal 1 ottobre è cominciato il
secondo.
il 24 sono partiti per tornare
in Italia mio cugino Fraco e gli altri 4 della banda: Fraca, Irma, Gastrite
e Garibaldi. arrivati ai primi (un paio) e a fine luglio (gli altri) hanno
passato una delle vacanze più lunghe e surreali della loro vita. spinti
da uno spirito di esplorazione e conoscenza, e perché no, di vacanza,
hanno in qualche modo animato Maués, nel bene e nel male. gli occhi
azzurri (e magari anche un po' la faccia da tonto) di mio cugino hanno attirato
grandi quantità di fanciulle locali, indispettite dalla fedeltà
di Tom nei confronti della sua ragazza lasciata in Italia. hanno fatto un
po' di lavoretti qua e là: restaurato una chiesa, scartavetrato e verniciato
una marea di sedie di legno, imbiancato un salone usato poi per il corso di
italiano in cui erano anche loro professori, ma soprattutto si sono scontrati
con una realtà assolutamente diversa dalla loro. a partire dalla grande
quantità di succhi di frutta a cui invano cercavano di associare sapori
italiani, passando dai mezzi di trasporto fuori da ogni standard di sicurezza/efficienza/inquinamento
e da un'alimentazione certo non varia come quella mediterranea fino ad un
modo di gestire lavori e appuntamenti che sfiancherebbe anche il più
paziente monaco cappuccino. per me è stata una fatica stargli dietro
per tutto questo tempo e la mia vita quotidiana si è alterata parecchio,
non riuscivo più a trovare un tempino per rispondere alle mail e sono
riuscito a scrivere qualche lettera solo durante i viaggi in barco. l'altra
cosa che mi è pesata abbastanza è stata la loro "irruenza
devastatrice" che per quanto involontaria si è fatta notare fin
troppo. ma tutto questo mi fa riflettere assai: se io che sono italiano ho
sentito così tanto questa loro poca sensibilità alle piccole
cose che compongono l'armonia di una cultura, che cosa avranno mai pensato
di me i brasiliani? è un bello smacco accorgersene ora, e soprattutto
scoprirlo sulla propria pelle in una specie di "contrappasso".
comunque critiche a parte, la loro visita qui è stata di pregio, quando
sono partiti mi è calata una depressione stile fine campo estivo che
ti ritrovi in pieno agosto da solo in una casa assolutamente silente dopo
aver fatto due settimane di bolgia infernale in mezzo a ragazzi strillanti.
se da un lato sono contento di aver riguadagnato un po' di libertà
di movimento, dall'altra sento la grande mancanza dei fine giornata "birretta
sul porto al tramonto" in cui dopo un giorno di andirivieni tra brasiliani
si aveva la possibilità di fare 2 chiacchiere tranquille, sapendo che
le tue parole non vengono interpretate in tutt'altro modo di come tu intendi
e sapendo che quello che gli altri dicono è proprio quello che pensano
e non quello che loro pensano che a te piacerebbe sentire. mi sono spiegato?
boh... comunque è passato un anno ma sono ancora spaventosamente italiano,
involontariamente irruente e devastatore senza nemmeno rendermene conto.
anche senza il permesso degli autori cito qui qualche pezzo delle loro mail:
"A casa del Pime abitano fissi due padri di 80 anni ciascuno e uno un po' più "giovane" di 65. Tutti sono troppo teneri e se la ridono un sacco a tavola! C'è irmão Miguel, napoletano di 80 anni stra simpatico. E' l'artista/pittore della diocesi (ma ha preparato gli artisi del Boi e del carnevale di Rio!!) e ricorda Picasso. C'è Padre Armando, 80 pure lui, invece un pò più serio, ma gentilissimo e premurosissimo. C'è Padre Sossio che è sordo e balbuziente, ma scrive articoli molto intelligenti!! Molto semplice dire il Padre Nostro prima di mangiare: tutti italiani... chi inizia in portoghese e finisce in italiano, chi tutto in portoghese o tutto in italiano, chi tenta di parlare portoghese, e chi in portoghese balbetta....!! A pranzo però spesso vengono anche Padre Mario, un bergamasco di 35 anni in calzoncini da calcio, scarpe da tennis, parolaccia facile (come d'altronde il vescovo...), stra simpatico pure lui, e Padre Enrico Uggè (il padre sui 60) che sempre ci intorta con discorsi interminabili, ma interessantissimi sugli Indios Saterè-Mawè... Padre Benito portavoce del movimento sem terra che occupa il terreno del banco do brasil giustificandosi in napoletano dicendo "qui tutti invadono e io che faccio non occupo?" e quando il governo lo obbliga ad andarsene lui che fa? inizia a costruire asili."
"Avevamo già accennato ai mezzi di locomozione brasiliani. scendiamo nel dettaglio: abbiamo rispolverato un Atala. non una bici ma il modello "Green", un motorino a miscela tipo "Ciao", con la marmitta tagliata e la corona tutta sdentellata. probabilmente costituivamo la maggiore fonte di inquinamento acustico con il peggior rendimento di Maués. tutti si giravano a guardarci ridendo. ci ha abbandonato pure il Green. ora giriamo con un Fusca (il Maggiolone Wolkswagen) ad accensione manuale a spinta. è più il tempo che lo portiamo in giro noi di quanto ci porta in giro lui, ma fa molto stile, in particolare l'accensione manuale a spinta con le persone che si fiondano dentro al volo. Inoltre abbiamo anche due biciclette che si bucano un po' troppo spesso ma in compenso sono italiane e non ce le ruba nessuno, in quanto i pezzi italiani sono diversi da quelli brasiliani."
per riposarmi dopo il passaggio
degli italiani me ne sono andato una settimana in ferie, sulla punta della
pancia del Brasile, nel posto più a est di tutto il continente americano:
João Pessoa. ero ospitato nella casa parrochiale di Bayeux, un piccolo
paesello con lo stesso nome della cittadina francese dove sono sbarcati i
soldati brasiliani il 6 giugno 1944. e ho visto le carriole, proprio loro...
le carriole del Sandro Spinelli, missionario della mia città che ha
passato là un po' di anni e di cui la gente ancora si ricorda con nostalgia
("ah, ma era italiano? non mangiava proprio come un italiano. gli piaceva
la farina di mandioca, il riso ed i fagioli. mangiava con le mani come fa
la gente dell'interno e visto che l'altro padre non glielo lasciava fare in
casa lui veniva da me e gli preparavo qualcosa"). se devo dare la colpa
a qualcuno per la mia vocazione missionaria probabilmente lui se ne deve prendere
una buona parte. "Le
carriole di Bayeux" è un libro fatto dal gruppo "Cachoeira
de pedras" che dovreste poter contattare alla mail cachoeira@tiscali.it
ho conosciuto un Brasile del tutto diverso da quello in cui vivo e di cui
vi racconto: lucine di paeselli da tutte le parti, strade che si perdono all'orizzonte,
piantagioni interminabili di canne da zucchero. i padri della parrochia mi
portavano in giro di qua e di là come fossi un importante autorità
e una mattina ho dormito fino alle otto! ho fatto una scorpacciata di vongole
(qui costano 300 lire al kg) e sono stato due volte in spiaggia (e che spiagge!)
a godermi l'acqua salata e delle onde come si deve, perché qui le uniche
ondine misere ci sono quando passa un motoscafo vicino a riva. insomma, la
settimana è stata di vera vacanza, il viaggio un po' meno... per trovare
una tariffa sufficientemente economica sono partito alle 03.20 (di notte,
non le 15.20, intesi?) da Manaus per arrivare alle 11 di mattina a San Paolo
dopo solo un paio di scali. da San Paolo sono ripartito alle otto e mezza
di sera dopo oltre nove ore di scalo che ho usato in modo profittevole per
fare un salto in città (in verità dalla parte opposta di una
città da 40km di diametro) a trovare il missionario (che però
era in Italia), la suora (che però era in Italia) e i ragazzi (che
invece c'erano) conosciuti nell'agosto 2000. a San Paolo c'erano 15 gradi,
porca miseria. in infradito e maniche corte in mezzo a gente col paltò
mi lasciava un po' strano, oltre che un poco infreddolito, ma ci hanno pensato
i ragazzi a riscaldarmi per bene, anzi, fin troppo perché mi sono sudato
tutta la maglietta (l'unica che avevo x il viaggio). l'arrivo a Recife a mezzanotte
mi costringe a dormire in aeroporto abbracciato alla borsa perché le
sedie mannaggia hanno tutte i braccioli e non ci si riesce a sdraiare neanche
contorcendosi come una ginnasta rumena. la notte così passata ha dato
gli ultimi ritocchi alla mia già non leccatissima apparenza e così
sono riuscito a portare la contrattazione con un tassista per un passaggio
fino alla metrò da 30 a 5 reais (sono proprio senza vergogna, ma era
lui ad insistire che mi voleva portare e che non valeva la pena aspettare
il pullman). un paio di ore di omnibus sono state quindi l'ultimo sforzo per
arrivare a Bayeux. e se pensate che l'andata sia stata pesa, il ritorno è
stato ancora più caratteristico: il famoso pinga-pinga della costa
orientale (pingar vuol dire gocciolare). cioè un volo João Pessoa
- Recife - Fortaleza - São Luis - Belém - Santarém -
Manaus in sole otto ore e mezza, praticamente il tempo per attraversare il
sudamerica da cima a fondo. una sequenza ordinata di: caramella di cortesia
- spiegazioni sicurezza di volo - allaccio cintura - decollo - slaccio cintura
- merenda - allaccio cintura - atterraggio - slaccio cintura che si ripeteva
alienante all'infinito come quando sei in coda sulla Firenze-Bologna e hai
solo una cassetta nell'autoradio. di buono c'è che mi sono fatto una
colazione e 3 spuntini (due passaggi me li sono persi perché dormivo).
ora mi preparo a fare un mese alla scuola indigena nell'Andirà, dove l'unico mezzo di contatto con il mondo è una radio vhf che funziona con una batteria da macchina collegata ad un pannello solare. troppo poetico, eh? quindi non lamentatevi se il già normale ritardo nel rispondere alla mail si dilata ancora di più.
um abraço
Luca
*Pax *Pace *Paqe *Paix *Peace *Friede *Fred *Eiphnh *As-Salaam *Paz *Shalom *Pase *Mir *Pokoj *Bake *Pau *Vrede *Dirlik *Pacea *Heiwa *Shanti *Nutifafa *Paghe *Waku
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questa mail vi arriva perché siete stati iscritti più o meno
volontariamente alla mailing list. per togliervi basta mandare una mail a
majordomo@dambros.org mettendo
nel soggetto "unsubscribe brasile"
ah, già... non ho parlato
dell'oggetto dell'e-mail. chiaro, qualcuno si sarà divorato tutto alla
ricerca di qualche spiegazione, altri avranno pensato subito "l'avevo
detto, io", qualcuno avrà controllato la data pensando ad un primo
aprile un po' anticipato e altri avranno immaginato che c'è qualcosa
sotto. si potrebbe pensare che è stato solo un modo per costringervi
a leggere tutta la mail anche se un po' pacco oppure un sotterfugio per ricevere
un po' di posta in più chiedendo spiegazioni.
la questione è la seguente: dopo un'attesa trepidante e costellata
di ostacoli sono nati due anatroccoli nel pollaio della casa parrochiale.
avevo troppa voglia di fare come Lorenz e stare con i piccoli mentre le uova
si schiudevano e poi andare a spasso per la città coi due batuffoli
gialli che mi correvano dietro (perché un mio passo sarà 30
dei loro) ma alla fine ha vinto il buon senso e gli ho lasciati con la loro
mamma papera. dopo di loro sono nati anche 7 pulcini e attendiamo un'altra
nidiata nella prossima settimana. io, da classico papà brasiliano snaturato
sarò da tutt'altra parte e spero che l'altra papera (la prima l'abbiamo
mangiata) se ne prenda cura. in premio sarà mandata al centro vacanze
"paraiso" con tutta la banda.