Data:
10 agosto
Oggetto: siamo in Brasile, baby!
uffa! per una volta che sono quasi puntuale, il server dove è (era)
attiva la mailing list si è mezzo scassato, e quindi scopro ora dopo
una settimana che nessuno ha ricevuto la mail... riprovo ora a rimandarla.
ma ho testimoni che possono provare che l'avevo mandata domenica scorsa. eccola
a voi:
carissimi,
ecco ancora una volta il puntuale (!) resoconto dal vostro inviato nel paese
dei disequilibri, dove ci sono ficus benjamin (quelle piante che ci sono nelle
sale di attesa dei dentisti) così grandi che non riesco ad abbracciarne
il tronco e bikini così sottili che si possono usare come filo interdentale.
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sono qui nel piccolo feudo di Maués, dove il nostro illuminato vassallo
Sidney Latte ha pieni poteri su praticamente qualiasi cosa. dieci giorni fa
abbiamo ricevuto la visita del feudatario Edoardo Braga, governatore dello
stato dell'Amazonas, solo che la città che ha visitato non aveva un
granché a vedere con quella in cui viviamo il nostro quotidiano. sono
arrivati prima di lui un mucchio di poliziotti che hanno cominciato a fermare
e sequestrare tutte le moto ed i motorini. o meglio, ritiravano quelli senza
documenti e/o senza targa, cioè tutti. il mercato coperto, due posti
di salute e l'impianto di pescicoltura hanno avuto un'impennata costruttiva
con la gente che lavorava di notte. numerosi palazzi amministrativi sono stati
ripitturati per benino e sono stati decorati con giganteschi cartelli. le
strade venivano pulite quasi ininterrottamente durante tutte le notti. arrivato
il grande giorno l'aeroporto di Maués non è stato in grado di
accogliere i 10 aerei in arrivo e due se ne sono dovuti ritornare in capitale
perché non c'era abbastanza posto per parcheggiarli (i restanti ci
stavano giusti giusti, con le ali gli uni sopra gli altri). quindi un carosello
di macchine piene di poliziotti, militari, giornalisti e semplici intrufolati
precedevano e seguivano il governatore. le forze dell'ordine, con sguardi
truci spesso coperti da occhiali scuri (per riposarsi, perché dopo
un po' vengono i crampi alle sopracciglia a tenere gli sguardi truci) andavano
in giro con le portiere aperte ma con i finestrini su, probabilmente per far
vedere che erano pronti a saltare giù e randellare piuttosto che per
combattere il caldo afoso.
il vassallo Latte ha presentato al suo feudatario Braga le meravigliose opere
da lui fatte nella città e insieme hanno lanciato proposte gigantesche
sullo sviluppo del municipio, opportunamente condite con panzane così
grandi che quasi quasi non sembrano nemmeno bugie. da qui a due anni la festa
del guaraná sarà più grande del boi bumbà di Parintins
(che attira fino in mezzo all'amazzonia 70.000 persone) e sono previsti 5
miliardi di investimenti tra città e interno, dando adito alla grande
"zona franca verde", cioè un'opera faraonica di sviluppo
sostenibile in amazzonia, creazione di miliardi di posti di lavoro nel settore
ambientale, sfruttando in maniera intelligente (e remunerativa) questa stupenda
porzione di terra in cui viviamo. ma nel frattempo sono stati stampati e appesi
migliaia di cartelloni di plastica "zona franca verde in Maués"
che ancora addobbano pali e alberi della città, portati qui da un aereo
che ha fatto il viaggio apposta. questo mentre con la cooperativa di produttori
rurali di guaraná stiamo cercando da oltre due mesi di farci approvare
un progetto per sfruttare la spazzatura della città (segatura dalle
falegnamerie, pote di alberi e erba tagliata da prati e giardini, letame dal
mattatoio) per produrre composto organico da usare al posto del fertilizzante
chimico. ma visto che i finanziamenti ai produttori vengono erogati solo da
una banca, e questa banca dal finanziamento già trattiene i soldi per
il concime chimico (che quindi il produttore non può rifiutarsi di
riceve), e che in città c'è solo un negozio che vende questo
concime chimico, il fatto che il progetto di composto organico sia ostacolato
è più che normale. siamo in Brasile, baby, nel feudo di Maués.
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ancora una volta mi metto a scrivere all'ultimo, e con l'inizio dell'estate
i pomeriggi stanno diventando dei forni che rendono le redazioni ancora più
faticose. ma da e per Maués sono instradate via radio, quindi con pessima
qualità ed conseguente lentezza da bradipo). a proposito di bradipi,
devo raccontarvi una delle scene più "documentario" degli
ultimi tempi: ero andato al Paraiso, centro di ritiri della parrocchia lontano
dalla città, per seminare le angurie insieme con quattro dei miei ragazzi.
mentre si scavava le "cove" per metterci le "mute" di
anguria vedo i ragazzi che sempre più spesso guardano in alto, verso
le cime degli alberi. quando oramai nessuno più lavorava decido anche
io che era giunto il tempo per concedersi una pausa. i ragazzi parlottano
tra loro indicando qualcosa lassù in cima tra le foglie. dopo un po'
di tempo e opportune prese in giro per quanto sono talpa scopro niente popò
di meno (si scrive così?) che un bradipo, cioè quel primate
che è un incrocio tra una scimmia e una lumaca. rapidamente due ragazzi
si arrampicano su altrettanti alberi (senza rami fino a 15 metri di altezza)
e si approssimano alla preda, uno dei due scuote il ramo su cui il bradipo
è appeso e questo, con un'apparente tranquillità (che probabilmente
era una fretta dannata) si sposta verso l'albero vicino dove lo sta aspettando
l'altro ragazzo che lo legna a dovere con un randello finché la caccia
non perde la presa e attera davanti ai nostri occhi: i miei pieni di stupore
e meraviglia, gli altri invece già proiettati alla cena della sera
dove il nostro bottino è stato giustamente diviso tra tutti i ragazzi
dopo essere stato cucinato in umido. chi di voi si è inorridito con
la crudeltà della caccia sappia che questa simpatica scimmietta ha
delle unghie, o meglio, degli artigli da sei centimetri talvolta velenosi
che è capace di conficcare con estrema forza dentro al suo cacciatore.
siamo in Brasile, baby, dove ancora si caccia per sopravvivere.
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a inizio mese sono arrivati Geko e Mitch, con cui sono stato una settimana
alla scuola agricola nell'area indigena dell'Andirà. abbiamo imparato
a tirare per terra i torelli girandogli la testa all'indietro come fanno i
cow-boy nei rodei, abbiamo tagliato il cordone ombelicale a dei porcellini
appena nati e abbiamo scoperto come si fanno gli anelli di javarí,
quelli scuri che sembrano fatti di noce di cocco. nel ritornare verso Maués
ci siamo fermati quattro giorni a Parintins, sede della diocesi, per la festa
patronale di Nossa Senhora do Carmo. grandi masse umane che si sposavano in
cerchio intorno alla cattedrale, zona dove erano sparse tutte le bancarelle.
tempo medio del giro dodici minuti (misurati precisi!). gli occhi azzurri
di Geko causavano interessanti reazione nelle fanciulle locali: da semplici
occhiate divoratrici a sospiri appassionati, e una si è fatta anche
fare una foto con lui. effettivamente un trio di italiani bianchicci e di
barba incolta si distacca abbastanza in una bolgia di amazonensi moreni e
sbarbati. inoltre l'intervista concessa alla radio Alvorada ha aumentano ancora
la nostra popolarità. padre Enrico ci aveva portato in visita a vedere
le strutture di questa emittente che da trent'anni o più è uno
dei pochi mezzi di comunicazione capillari in un territorio con una media
di 3 persone ogni km quadrato, c'è persino una trasmissione di "messaggi"
dove per un'ora si leggono comunicazioni che la gente che è in città
deve far arrivare ai parenti nelle comunità più sperdute, dove
c'è a malapena la corrente, e quindi una radiolina a pile è
l'unico mezzo rapido di comunicazione. cose del tipo "per la famiglia
Da Silva della comunità di Nova Esperanza: Miguel è stato operato
e sta bene". dicevo, padre Enrico ci ha portato in visita e non solo
ci il conduttore del programma in onda in quel momento ci ha intervistato
dal vivo, ma poi un altro giornalista ci ha accalappiato e, dopo averci fatto
una foto al volo in cui appaiamo tutti flashati, ci ha fatto mezz'ora di domande,
appuntando risposte e registrando col tipico registratorino che si vede cacciare
quasi in bocca ai politici durante i servizi dei telegiornali. siamo in Brasile,
baby, dove dei bianchi fanno ancora notizia.
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perdonatemi se ritardo nel rispondere alle vostre mail, ma sono arrivati i
conti telefonici per internet e ho deciso che d'ora in poi mi collegherò
solo una volta a settimana, quindi i tempi di risposta potranno variare dai
7 ai 14 giorni. inoltre ho la strana sensazione che qualcosa di strano sta
succedendo anche con la posta normale. da quando sono arrivato ho spedito
58 lettere e ne ho ricevute 23, anche ammentendo che c'è gente (infame!)
che non risponde alle lettere (voglio dire, una lettera di carta, che uno
ci mette un po' a scrivere, magari a lume di candela che non c'è la
corrente elettrica, ciascuna originale, mica come le e-mail che le ricopi
a manetta, e poi spende pure il francobollo e la busta. come si può
non rispondere?) comunque il divario mi pare significativo. so per certo che
alcune lettere spedite dall'Italia a qui non sono mai arrivate. e probabilmente
anche altre che sono partite da qui non sono mai arrivate a destinazione.
siamo in Brasile, baby, dove non ci sono spiegazioni per tutto.
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chi appare su più di una foto di quelle appese sul muro qui davanti:
-mio nipote Michael, 4 foto
-mia sorella Marta, 3 foto
-mia sorella Paola, 2 foto
-mio fratello Marco, 2 foto
-mio cognato Ben, 2 foto
di mia sorella Chiara c'è solo su una foto (ebbene si, siamo una grande
famiglia) ma dei miei genitori non ne ho nessuna. prego provvedere!
um abraço
Luca
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