Data: 2 maggio
Oggetto: diario

eccomi a voi!
continuo il diario del mese di aprile (la prima parte dovrebbe essere arrivata il 15). ne approfitto giusto per un appunto: le "mute" sono i cuccioli di pianta, che si prendono nei vivai dentro a sacchettini neri, e che si piantano nel proprio gardino, orto, appezzamento. in portoghese di chiamano "mudas" ed ero convinto che in italiano si dicesse mute. ma si vede che invece di imparare un'altra lingua sto disimparando la mia.


17 aprile
questa devo proprio raccontarla, anche se non gioverà certo alla mia immagine, già peraltro traballante, di informatico allevatore. dunque, da un paio di mesi le galline di casa parrochiale sono prese nel pollaio, e solo da una decina di giorni hanno cominciato ad apparire le uova (ero quasi arrivato a mettere delle altre uova nelle cassette di deposizione per invogliare le galline). ogni uovo trovato era annotato diligentemente sul calendario, e nelle giornate di "buco" mi interrogavo se avessi sbagliato qualcosa nel cibo o altro. fino ad ora poi, oggi, sono entrato nel pollaio per fare un po' di pulizia (le uova le prendo da un apposito sportello che si apre giusto sulle cassette, senza dover entrare) e ho visto che nel secchio dove era rimasta un po' della segatura usata per fare i nidi c'erano la bellezza di 11 uova, no, dico, UNDICI uova. che dall'apposito sportello non si vedevano perché rimanevano nascoste dal bordo del secchio. ed oltretutto le uova non posso essere usate per cucinare, perché c'è una gallina che le sta covando da non so quanto tempo, quindi potrei rischiare di fare una torta coi pulcini. vabbè... è esperienza. se non altro avremo una bella nidiata. coi pulcini funziona l'imprinting?

18 aprile - venerdì santo
ieri sera, appena finita la Messa dell'ultima cena, è arrivato un capellone con la barba lunga davanti alla chiesa. altri due suoi compari si sono sdraiati per terra. poi si sono sentiti dei tamburi ed è arrivata una legione di soldati romani con le fiaccole. era l'inizio della rappresentazione della Passione, fatta dai giovani della città. oggi è continuata con la Via Crucis, che è iniziata alle 7. non alle diciannove, badate bene, alle sette di mattina. in piedi dalle 4 per finire tutti i preparativi, allestire gli scenari, ripassare le parti. c'erano perfino due cavalli sui quali si sono messi due furbi centurioni, furbi perché il percorso si è snodato lungo tutta la città per due ore e mezza e un totale di 6 o 7 chilometri. circa cinquemila persone hanno accompagnato il tutto. la sera è stato ancora più incredibile perché la processione del Cristo morto ha visto la partecipazione di mezza città, nel senso letterale: più o meno diecimila persone.

20 aprile - S.Pasqua
oggi, per festeggiare la Resurrezione, abbiamo fatto un pranzone con i padri e le suore qui di Maués, ho cucinato io e ho fatto i tortellini. ma non nel senso che li ho comprati e li ho bolliti e basta. ho tirato il collo ad una delle galline del pollaio, l'ho spiumata, ripulita e bollita. poi con le uova del pollaio (spero non le sue, perchè vorrebbe dire aver ucciso l'unica gallina che depone) ho preparato la pasta. il ripieno chiaramente non era col prosciutto crudo, che qui in mezzo alla foresta abbonda, bensì di patate e formaggio, così anche i padri diabetici hanno potuto approfittarne. e anzi, hanno avuto il coraggio di dire che era poco. il mio massimo rispetto alle nonne reggio-emiliane che hanno vissuto vite intere a cucinare, perché io ne sono uscito praticamente uno straccio. ma ben ripieno.

23 aprile
chi di voi conosce il commercio equo e solidale? è un modo di fare acquisti in maniera responsabile, presso botteghe che hanno prodotti importati da un intermediario che ha rapporti diretti con i produttori, garantendo prezzi "giusti" superiori a quelli del mercato, rispettando l'ambiente e sviluppando progetti di miglioramento sociale nelle zone di produzione (se volete saperne di più andate a vedere www.altromercato.it, oppure chi può la bottega di Cernusco in via Balconi). io ho sempre visto questa cosa dal lato di quelli che spendono, ma l'alro ieri ho cominciato a scoprire anche l'altro lato, cioè quello dei produttori. sono stato ad una riunione con alcuni produttori e artigiani di Maués che si stanno organizzando con la Fucapi (un'ente che non ho capito bene cosa sia) per produrre ed esportare artigianato (legno intarsiato, cermiche) e guaranà. oggi sono stato in una comunità dell'interno con la responsabile dei progetti, Katherine, e con un signore che da 30 anni lavora in amazzonia con il compostaggio organico. ha iniziato negli anni settanta, ed ora vive vendendo concime organico a 150 reais la tonnellata. e fa un sacco di soldi, perché è un ottimo concime, gli costa quasi nulla la produzione e tanta gente lo vuole. abbiamo passato la giornata a spiegare come produrre il compost, come sfruttare tutte le cose organiche e la grande quantità di erba, rami e rifiuti agricoli che nel lavoro di agricoltura nell'interior si trovano in quantità. tutto quanto può essere sfruttato (e deve). l'utilizzo di questa forma di concime dovrebbe permettere l'autosostenibilità delle coltivazioni, evitando di spendere un sacco di soldi (indebitandosi perennemente con le banche) in concimi chimici che poi rimangono spesso chiusi in una baracca perché mancano le conoscenze e il supporto tecnico per il loro corretto utilizzo (i contadini hanno paura di usarli e rovinarsi i raccolti). questo darebbe anche al guaranà prodotto un valore aggiunto, per venderlo nel mercato ad un prezzo maggiore (guaranà biologico). certo che da un giorno all'altro non può cambiare nulla. ma se anche solo 5 dei 30 produttori che hanno fatto la giornata di campo in ciascuna comunità cominciassero a fare questa cosa sarebbe magnifico. perchè il vicino, che inizialmente lo criticherebbe, quando si accorge che la cosa funziona avrebbe la curiosità e magari la voglia di scoprire come ha fatto e quindi, piano piano, la cosa potrebbe espandersi.

25 aprile - festa della liberazione
il forno è finito. o almeno, quasi finito. ma abbastanza per una sperimentazione. dopo diversi mesi passati a ricercare informazioni, progettare, inventare, impastare cemento e insozzarsi con l'argilla è giunto il momento di accendere il fuoco. la piasta di ferro sopra il fornello è una meraviglia: tre cerchi concentrici, con il buchettino al centro che pare proprio la stufa della zia Mari su in montagna. manca solo la polenta. quando sono pronto per provare a far bollire dell'acqua salta fuori che non si può togliere il cerchio centrale perché sennò si sporca la pentola. certo che si sporca, rispondo io, è così che funziona. mettendo la pentola sulla piastrona, visto che nessuna delle due è perfettamente liscia e retta, il passaggio di calore sarebbe minimo, perché l'aria tra piastra e fondo della pentola farebbe da parziale isolante. non essendo ingegnere come il mio fratellino non so calcolare la quantità di calore che passa per le superfici di contatto e la massa di combustibile necessaria per alzare la temperatura di un litro di acqua da 20 a 21 gradi, ma sicuramente il consumo di legna sarebbe maggiore. orbene, le motivazioni del fatto che la pentola non si può sporcare sono 1)la dignità di una donna amazzonica è data dalla lucidezza delle sue pentole 2)la cuoca consumerebbe sapone e si rovinerebbe le unghie (ommiodDio). inoltre anche se ci mette tanto non importa perché si può accendere il fuoco prima e di legna ce n'è quanta si vuole perché le falegnamerie ne buttano via a camionate. fazer o que? per pura soddisfazione personale ho provato a far bollire una quarantina di litri d'aqua nella pentolona gigante: 45 minuti comprendendo un ribaltamento della pentola a metà cottura che ha disperso metà acqua già tiepida e spento il fuoco. 3 minuti sono poi bastati per far tornare brillanti la pentola e la mia dignità (che aveva subito un devastante calo quando ho rovesciato l'acqua).

27 aprile
raga, questa volta l'ho combinata grossa. il giorno del giudizio universale spero che quelli di voi a cui andrà bene possano mettere una buona parola per me. ho fatto piangere una suora. che, dopo il buttare bombe da una tonnellata su una città di 5 milioni di abitanti e picchiare un bambino sugli occhi con un martello è una delle cose più ignobili che si possano fare. ma non l'ho fatto apposta, giuro! questo mi da qualche speranza in più, vero? è che 'sta storia che i brasiliani siano esageratamente sensibili mi sta dando dei problemi.
che è successo? stavamo scrivendo la lettera al sindaco per chiedere collaborazione nell'acquisto del materiale che ci servirà per lavorare il terreno (motosega, maceti, zappe, pompa per l'acqua, etc..) e in un punto la lettera diceva "la coordinazione XXX a chiedere". al posto delle XXX io avevo scritto "viene" ma la suora mi ha corretto in "veniamo". io ho detto che "viene" andava bene, perché il soggetto della frase è "la coordinazione (della casa)" e quindi il verbo va messo in terza persona. lei invece sosteneva che, essendo la coordinazione composta da tre persone, andava messo in prima plurale. io ho cercato di spiegare che deve essere usato comunque il singolare, come per "il popolo" o "la squadra di calcio", ma lei mi ha detto come mi permettevo di insegnare portoghese io che sono italiano a lei che è brasiliana, che sarebbe come insegnare il "Padre Nostro" al prete. poi è arrivato uno dei ragazzi che ha finito lo scorso anno la formazione da professore e ha detto che "viene" andava bene. ma la cosa (purtroppo) non è finita qui. la sera quando sono tornato a casa sono andato a guardarmi il sacro testo che è la grammatica portoghese (da quando ho finito di studiare non l'avevo più aperto... uh... vabbè, sorvoliamo) e ho trovato le pagine che parlavano dei nomi collettivi. pensando (sul serio, sinceramente) di fare cosa gradita sono andato alla casa delle suore portando il libro, ma non trovandola l'ho lasciato a suor Rosanna (che, mannaggia, poteva anche spiegarmi che cosa sarebbe successo).
il mattino dopo, apriti cielo! sono passato di là per prendere un attrezzo e ho scoperto quello che era successo. la cosa mi ha molto rattristato, ma ha anche portato in superficie la difficoltà di rapporto che si può avere con gente di una cultura anche non troppo diversa dalla nostra. è che uno dice una cosa e l'altro ne capisce un'altra. ma non perché si parla una lingua diversa, è che le basi culturali sono differenti. come dire "grazie" quando rifiuti qualcosa. o battere le mani per suonare il campanello (se uno lo facesse in Italia rimarrebbe in eterno ad aspettare). la sera ho poi approfittato di Rosanna (che è italiana e che è qui da 4 anni) per rielaborare un po' il successo. e mio malgrado dovrò imparare che spesso e volentieri dovrò starmene zitto, anche quando l'altro sbaglia, sapendo che la cosa che si sta facendo uscirà male. perchè talvolta bisogna scegliere tra il risultato materiale e il mantenimento di un buon rapporto con le persone. è meglio non correggere l'altro, magari impelagandosi in una discussione senza fine, quando la correzione risulterebbe in un'umiliazione che rovinerebbe un'amicizia. perché tutto sommato la cosa che si sta facendo non è poi così importante, e anche se viene fuori non proprio perfetta non c'è problema. l'efficenza e il perfezionismo sono ideali di noi settentrionali, e non sempre vengono perseguiti preoccupandosi di chi ci sta intorno. ma è difficile, diamine. per me poi, che sono un iperattivo cocciuto e creativo, è una cosa devastante. ben più difficile che affrontare formiche, fango e mancanza di sedano per fare il ragù. ma, come la recente Pasqua ci ha ricordato ancora una volta, senza la Passione non c'è Resurrezione, e Gesù si è lasciato prendere e crocifiggere ben sapendo di avere ragione. certo, non voglio mica paragonarmi a Gesù, ci mancherebbe. ma sono fiducioso che questa mia fatica non sarà invano.

29 aprile
oggi ho conosciuto la brasiliana che mi ha illuminato la vita e che, se Deus quiser, rimarrà mia fedele compagna fino a quando non tornerò in Italia (chissà mai se riuscirò a portarla dietro). è una bellissima cucciola di pastore tedesco, di 35 giorni, che dovrà fare la guardia alla casa parrocchiale, visto che i due cani che ci sono ora più che fare le feste a tutti quelli che vengono non fanno altro.

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alcune metamorfosi che possono accadere ad un laico missionario in amazzonia:
- effetto orsetto di peluche: quando, sudato come un pulcino, si taglia una trave di legno morbido con la sega circolare quella grossa. finito il taglio, posatasi la nuvola di segatura, si è ricoperti di un paio di centimetri di morbidezza che rimane ben attaccata.
- effetto neon florescente rosso: quando si va a pescare senza portarsi la crema solare perché "tanto sono già sei mesi che sono in Brasile". e la sera si legge anche se la centrale elettrica si ferma.
- effetto popeye: quando ti punge una vespa di quelle massicce, e ti viene un avambraccio come il più famoso marinaio dei cartoni animati.
- effetto karate kid: quando ti vengono i crampi alle braccia perché hai messo e lucidato la cera, a mano, sul pavimento della camera.
- effetto ghost "oh, my love": quando passi la giornata intera a impastare argilla "saratoga" (vi ricordate il famoso fango della bicicletta?) e cenere per fare il forno, e alla fine se non ti sbrighi a lavarti diventi il primo soldato di terracotta brasiliano. però la sera hai una pelle liiiiscia e tonica.

um abraço
Lucas