Data: 1 aprile
Oggetto: prima delusione

ciao tutti!
oggi sono sei mesi giusti giusti che sono in Brasile. mi sembra di essere appena arrivato, e non riesco a capacitarmi che tra una settimana sarò di nuovo in Italia.

avrei voluto raccontarvi del mese di preparativi al carnevale delle batterie delle scuole di samba che ogni giorno, dico, *ogni santo giorno*, si radunavano in strada per esercitarsi. la canzone è sempre la stessa e viene ripetuta per un paio di ore, mentre un tappeto di tamburi, tamburelli e piatti battono perfettamente a ritmo. per quanto un po' ripetitivo, fa sempre il grande effetto.

avrei voluto raccontarvi della meravigliosa cassa di attrezzi che mi sono arrangiato, girando per due giorni tra i vari negozietti del centro di Manaus, dove sei assaltato dai commessi (più spesso commesse) che ti assaltano al solo passare davanti all'entrata se ti lasci sfuggire un'occhiata all'interno. se poi entri anche solo per dare un'occhiata ti seguono fedeli come cagnolini, pronti a proporre ogni tipo di mercanzia presente, e arrangiare soluzioni per le cose che non hanno ma che tu desideri. evidentemente ciascuno ha una percentuale sul venduto che è riuscito a procurare. questa cosa l'ho capita solo dopo essere stato appelato come traditore. mi spiego: ero entrato alla ricerca di una valigetta per gli attrezzi. è arrivata prontamente una commessa che mi ha sventagliato le varie casse, cassette, valigette e borse che c'erano, ma nessuna era di quelle che volevo io. quindi ho ringraziato e salutato, ma mentre mi avviavo all'uscita ho visto un po' di cose interessanti (questi negozi sono delle trappole: hanno una varietà esagerata di articoli differenti, tutto esposto in cestoni e banconi, ed è impossibile non vedere cose che ti servono, soprattutto se stai montando una cassetta di tecno-sopravvivenza) e ho preso uno scalpello da legno in mano. si è quindi materializzata un'altra commessa che mi ha farfugliato qualcosa, io ho dato la solita risposta versatile (un suono non identificato e un sorriso) che si dà quando non si capisce la domanda e che può essere trasformata in affermativa o negativa a seconda di quello che ti succede dopo, e lei è si è smaterializzata. ho continuato a girare per il negozio, riempiendomi sempre più di mercanzia: nastro adesivo, colla per tubi pvc, un lucchetto, spago, scalpelli ricurvi da legno, una tazza di plastica, un metro di legno, e così via. quando stavo per raggiungere il massimo di portata è riapparsa la prima commessa (che, detto tra noi, era ben più carina della seconda) con un comodo cestello per riporvi la spesa, così potevo continuare a comprare altre cose. alla fine stavo per andare a fare il conto e si è rimaterializzata la seconda commessa. scoprendo che ero già servito mi ha detto che l'avevo tradita (uh!) ma quando ho cercato di spiegare la situazione si è congedata dicendomi, la prossima volta, di andare subito da lei, ripartendo poi a caccia di un altro cliente.

avrei voluto raccontarvi del matrimonio di Davide e Maria Lourdes, il più mattutino a cui abbia mai partecipato. era pianificato per le 7.30, ma tra una cosa e l'altra è iniziato alle nove. nel frattempo la torta si stava disfacendo sempre più in fretta, dopo essere stata al centro dell'attenzione per tutta la sera precendete alla ricerca di una soluzione per trasportarla, via barco, alla scuola. è stata distribuita (tagliata non è il verbo esatto) sui piatti appena dopo la cerimonia. lui, lo sposo, ha lavorato alla scuola agricola San Pedro per 6 anni come alpino (ALP: associazione laici Pime), ma a gennaio ha terminato il suo mandato ed è stato assunto dalla diocesi. adesso sono rimasto l'ultimo scapolo dell'alp in Brasile.

avrei voluto raccontarvi del mio basilico che sta crescendo a ritmi chernobilliani ed ha passato i 50cm di fusto e del pesto che ho fatto venerdì scorso. o meglio, un arrangiamento amazzonico del pesto genovese, secondo preziosi consigli di una ligure d.o.c. che, naturalmente, è venuto una meraviglia. ne sono venuti 3 bicchieroni pieni che ora conservo gelosamente nel frigo. il fatto che sia così buono deve essere dovuto al fatto che non mangiavo pasta col pesto da un pezzo, e quindi ho dimenticato com'è quello originale.

avrei voluto raccontarvi del serraglio della casa parrochiale che, oltre al già famoso pollaio, si è arricchito di un cucciolo (o si dice pulcino?) di pappagallo chiamato Luca Junior (nome datogli dal parroco) e da un paio di jabuti, cioè tartarughe di terra. l'abbeveratoio per colibrì si svuota sempre rapidamente, ma ancora non ne ho visto nessuno venire a bere. magari c'è una perdita da qualche parte. i sette cagnolini sono stati regalati ma stiamo attendendo un cucciolo di pastore tedesco da allevare come vero cane da guardia, non come i due che ci sono adesso che fanno le feste a tutti quanti nella speranza di ricevere del cibo. ingordi! le galline continuano a mangiare a sbafo, senza produrre neanche l'ombra di un uovo.

avrei voluto raccontarvi della balsa stracolma di tronchi di legno pregiato, illegalmente abbattuti, che è stata fermata da un funzionario dell'Ibama (l'istituzione per la protezione della biodiversità dell'amazzonia). il sindaco quindi, dopo due anni che passano balse di legna quasi ogni settimana ha fatto il suo discorsone dicendo: "siamo vigilanti!" e la sera stessa la balsa è ripartita con tutto il suo carico. la settimana successiva il funzionario è stato licenzionato.

avrei voluto raccontarvi della prima visita nell'area indigena, in realtà un mordi e fuggi di un giorno e mezzo. viaggiando su un barchino piccino picciò, dotato di uno strepitoso motore da 15 cavalli, avviamento a mano (come le macchine dei film in bianco e nero, con la maniglia che si incastra e che si fa girare sempre più veloce finché il motore parte) che faceva tremare tutto quanto propinandomi 14 ore di vibro-massaggio rassodante. nella comunità Ilha Miquelis ho installato un computer con tanto di stampante, collegato al circuito di pannelli fotovoltaici della scuola. sarà la sede provvisoria dell'ufficio della WO.M.U.P.E. (Wo’opovyra hap Marau, Urupadi Piaria Esaikap) ovvero l'associazione dei professori indios che da 4 anni sta lavorando per ottenere, nelle scuole dell'area indigena, un'educazione differenziata, che tenga conto della cultura e della tradizione sateré mawé. a gennaio una grossa associazione spagnola ha finanziato l'acquisto di materiale per la produzione di materiale pedagogico e divulgativo prodotto in maniera autonoma. io che c'entro? il mio supporto sarà di tipo tecnico, per insegnarli ad usare il computer, la telecamera e altro materiale "tecnologico". fortunatamente sono tutti ben disposti ad imparare e mi sembrano anche più "svegli" dal punto di vista informatico di tanta gente che conosco. dopo aver attivato il computer ho avuto modo di girare per la comunità, imparare a piegare le foglie di palma per fare i tetti (che sono ben più freschi e silenziosi di quelli fatti dilamiere di alluminio), bere acqua di fiume (senza conseguenze, almeno fin'ora), guardare il cielo stellato con Orione straiato su un fianco e l'orsa maggiore a testa all'ingiù.

avrei voluto raccontarvi un sacco di cose, ma non ho tanto spazio, quindi vi racconterò della prima grande delusione sofferta ad opera del popolo brasiliano. finora avevo solo sentito i racconti dei padri e dei laici missionari sulla grande differenza culturale che porta noi "europei" a tentare di risolvere i problemi con metodologie e idee che funzionerebbero benissimo a Cernusco ma che a Maués il più delle volte si rivelano un po' carenti. cominciamo dall'inizio: all'assemblea della pastorale giovanile di dicembre sono stato inserito spintaneamente nel gruppo di musica. le motivazioni ufficiali erano: la grande ricchezza che poteva portare una cultura musicale straniera e l'aiuto che potevo dare al gruppo. risparmiatevi i commenti, anche io era stupito del fatto che avrei potuto aiutare. io. ma dopo il primo incontro posso assicurarvi che, per quanto stonato e aritmico, non sono tra i peggiori, quindi immaginate come siamo messi. il primo grande problema da affrontare era l'amplificatore, che qui è il cuore di ogni gruppo o manifestazione: si attaccano microfoni, chitarre, pianole e lettori cd. il nostro era bruciato, e servivano 50 reais per ripararlo. a collette eravamo arrivati a ben 12 reais e mezzo, ma l'obiettivo era ancora lontano. rilanciando una proposta di uno del gruppo, propongo a tutta la pastorale di fare una baracchina nei giorni di carnevale per rimpolpare un po' la cassa, che era pneumaticamente vuota. l'idea è di vendere hot-dog, prodotto di largo consumo dal popolo carnevalesco. un'accettazione entusiastica accoglie il suggerimento, e la coordinazione della pastorale si mette a progettare il tutto. vengono stabiliti due turni ogni sera, che per quattro sere fanno otto turni, uno per ogni gruppo della pastorale. io mi rendo disponibile per finanziare l'acquisto iniziale del materiale, con la speranza (per la verità, all'inizio ero *convinto* del successo dell'iniziativa) di rivedere indietro il denaro. con qualche difficoltà si parte la prima sera, ma alla fine il guadagno è di 19 reais, con 37 hot-dog usciti dalla pentola. interessante è il fatto che il prezzo unitario era di 1 real, ma si vede che la vicinanza all'equatore porta a delle distorsioni matematiche. la speranza di rivedere il mio investimento ha una leggera flessione, ma solo leggera. il secondo giorno vede due gruppi abbastanza in gamba, e a fine giornata il guadagno è di 35 reais. la flessione si raddrizza un po'. purtruppo il terzo giorno, cioè quello centrale del carnevale, con le sfilate delle scuole di samba e un fiume di gente per strada, me lo perdo perché parto per Manaus, ma parto fiducioso perché il primo gruppo di turno è la coordinazione della pastorale giovanile, tutti ragazzi in gamba e impegnati. ma ahimè mi ingannavo proprio dove ero più sicuro. quando telefono a suor Rosanna per sapere la strabiliante cifra guadagnata scopro che quella sera non c'è stata alcuna baracchina, che nessuno si è presentato, neppure i coordinatori, cioè coloro che avevano steso i turni. chiaro, c'erano le scuole di samba: mica si poteva stare dietro ad un tavolino a vendere panini ripieni di wurstel, ketchup e maionese. fortunatamente la quarta sera ha risollevato un po' i conti e il guadagno è bastato a riparare l'amplificatore e, spero, a rifondere il mio prestito (perché ancora non ho visto un soldo, ma sono fiducioso, come sempre). la delusione non è stata tanto per i ragazzi che non venivano alle riunioni, che andavano a spasso durante il loro turno, che non si presentavano al pomeriggio per preparare la serata o facevano sparire i panini. e neppure per il fatto che un brasiliano non può resistere al richiamo delle batterie di samba. la cosa che mi ha affranto è stato il fatto che i coordinatori stessi, ben sapendo che il loro turno era la serata delle sfilate delle scuole, non hanno fatto il minimo protesto, anzi, hanno lavorato fino al pomeriggio per preparare, ma poi nessuno si è presentato. avrei preferito che nella preparazione dei turni si fosse deciso di non fare nulla la terza sera. sono troppo sognatore? forse, ma nonostante questa (ed altre) occasioni in cui, da buon italiano iperattivo, mi scontro con una realtà che pare abbia sempre un po' la testa tra le nuvole, non ho ancora finito la mia scorta di entusiasmo. e neppure si è accesa la spia della riserva.


lo studio prosegue:
23 frutti che so riconoscere: mamão, coco, acerola, carembola, abacaxi, maracujá, araçá, tucumá, pupunha, cacao, cupuaçu, manga, jambo, laranja, limão, castanha do pará, banana, abacate, café, melancia, goiaba, caju, açaí. di questi solo di 13 so riconoscere la pianta senza guardare i frutti.
ce ne sono poi almeno altri 5 che ho visto ma che non ho la minima idea di come si chiamino.
6 pesci di cui so il nome. che so riconoscere: 3
i vari tipi di legname li affronterò nel prossimo quadrimestre.

um abraço,
Luca

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