Data: 27 febbraio
Oggetto: di tutto un po'

ciao carissimi!
preparatevi ad una mail fiume, perché ho un sacco di cose da raccontare. chi la sta leggendo al lavoro se la stampi e la legga con calma altrimenti magari il capo gli fa storie. la divido in paragrafetti così si può leggere a pezzi.

PIANTINE
comincio con qualche cosa di cui orgogliarmi: il basilico è spuntato e gode di ottima salute. le prime pianticelle sono anche già state mutate di vaso e profumano che è una bellezza. ora, non mi ricordo quanto ci metteva a crescere in Italia, ma qui dopo due giorni dalla semina già c'erano i primi germogli. questo potrebbe significare due cose: o nel terreno di lato all'orto della casa dei ragazzi ci sono seppellite delle scorie radioattive, oppure ho dato inizio ad un disequilibrio agrobiologico con una pianta che comincerà a riprodursi a ritmi innaturali soffocando tutte le altre specie in amazzonia. meno fortuna hanno avuto le pianticelle di papaia che ho ordinatamente piantato nel retro della casa parrochiale, dopo aver diligentemente zappato e concimato il terreno. il giorno dopo già avevano un aspetto leggermente più triste, dopo due giorni c'era solo il gambo. responsabili della mattanza sono state le galline che vivono allo stato brado nel giardinetto, e probabilmente l'hanno fatto anche con molto piacere, visto che non sono ghiotte solo delle foglie di banana ma anche di quelle di papaia. ma questo *prima* non lo sapevo... per questo ho accelerato la costruzione dello splendido

POLLAIO
con cui ho privato della libertà personale le pennute foglìfaghe. sei metri per quattro, con una casetta bellina su un lato, dotato di ogni comfort come acqua corrente (basta solo aprire il rubinetto, ma che non si aspettino che sia io ad insegnarglielo) e mangiatoie in legno pregiato. un pratico sportello sulla casetta permette di raccogliere le uova senza dover entrare nel recinto (temo rappresaglie sulla mia persona). al momento vi sono ospitate 4 galline e 3 galli, padre Edson ha proposto l'acquisto di un ulteriore gallo e la divisione del pollaio in quattro per evitare promisquità. d'altronde sarà un pollaio ma è sempre parte della casa parrochiale. e a proposito di coppie, sono stato al mio primo

MATRIMONIO
da quando sono in Brasile. la chiesa era addobbata molto kitch, con dei cuori di polistirolo lungo le panche della navata centrale. lo sposo stava cuocendo lentamente, perché la sposa era parecchio in ritardo, ma soprattutto perché era in completo scuro, con anche il gilet, alla solita temperatura di 30 gradi e spiccioli. dopo tre quarti d'ora di attesa padre Edson ha cominciato la celebrazione della Messa. la sposa è arrivata durante la seconda lettura e per la prima volta ho sentito una marcia nunziale come acclamazione al Vangelo. il vestito che pareva una bomboniera, con uno strascichino di poco più di un metro, è stato definito "sobrio" dalle ragazze che assitevano. aveva probabilmente anche la stoffa che mancava al vestito di quella seduta davanti a me, visto che avevo più tessuto io in una gamba di pantalone che lei addosso. la sposa non ha lasciato il boquet nemmeno un attimo, incontrando qualche difficoltà durante lo scambio degli anelli. la voce che in Brasile al posto di "finché morte non vi separi" si dica "finché un'altra non vi separi" si è rivelata infondata. un'altra cosa che devo sfatare è il fatto che la più grande

DIFFICOLTÀ
che si incontra in missione è il rapporto con la gente, la disillusione e la perdita di entusiasmo dovuti allo scontro con una cultura che è assolutamente 'altro' rispetto alla nostra. cose dette e ripetute e sentite per tutto il tempo di preparazione, e anche nei primi mesi in cui ero a Manaus per studiare la lingua. fino ad ora mi trovo benissimo con tutti, certo, bisogna sapere come rapportarsi con ciascuno (per esempio un padre Enrico, dopo 30 anni di lavoro solitario, non è esattamente il compagno ideale per una serata di festa in mezzo ai giovani) e in questi tempi iniziali ascoltare molto. per me non è difficile perché consumo tutte le energie mentali per capire cosa dice la gente e quindi non me ne rimangono per intervenire continuamente. quello che invece è una tortura quotidiana, puntuale e sfiancante sono un altro tipo di brasiliani, o meglio, brasiliane. nella fattispecie zanzare, formiche e vespe. la casa parrocchiale, fedele al clima di accoglienza che la contraddistingue, non chiude la porta a nessuno, e il giardino è una riserva naturale per il mantenimento e la ripopolazione insettifera dell'amazzonia. ogni volta che faccio due passi tra gli alberi o nel pollaio, oppure tento di raccogliere un po' di acerola, quelle simpaticissime formichine rossastre tanto piccole quanto malefiche, a guardia della parte bassa del giardino, mi assalgono i piedi che oramai hanno raggiunto una discreta somiglianza con uno stampo di una pallina da golf. le zanzare invece vengono fuori da un distributore automatico che deve avere la bocca di uscita da qualche parte in camera mia, e per qualche motivo fanno rumore nel volo solamente con la luce spenta. quel ronzio acuto che è capace di logorare anche gli animi più calmi. darmi una cuscinata in faccia, quando me la sento vicina vicina, il più delle volte basta per farla smettere. le vespe invece sono le guardiane delle parte di giardino dai tre metri in su. hanno le loro casine appese sotto le foglie e escono in squadre organizzare ogni volta che mi metto a potare qualche albero. ultimamente hanno anche imparato a leggermi nel pensiero e non c'è neppure bisogno che dia il primo colpo di machete. dicono che le loro punture facciano bene all'artrite, quindi, sempre che riesca a sopravvivere, spero di passare una sana vecchiaia. un altro brasiliano che fino a poco tempo fa pensavo di conoscere è il

FANGO
ma evidentemente mi sbagliavo. ma non si smette mai di imparare. qui vicino a Maués c'è il "Paraiso", non nel senso di quello dove svolazzano gli angioletti, ma nel senso del centro dove si fanno i ritiri della parrocchia e altri incontri vari e che porta questo nome. lontano dal rumore e dal caos della città, immerso nel verde, è dotato di ogni comfort ragionevole, può ospitare fino a 300 persone e l'acqua del pozzo (sebbene imprudentemente scavato proprio di fianco alla fossa organica) risulta perfettamente bevibile senza conseguenze vermiformi. ci si può arrivare con 15 minuti di barco oppure con una strada che gira dietro al paese. due settimane fa c'è stata l'assemblea dei coordinatori delle comunità rurali, e il venerdì sera c'era la "serata culturale" in cui ogni zona pastorale presentava qualcosa. ho pensato che dopo una settimana di lavoro poteva essere un interessante diversivo e quindi mi sono armato di zainetto con dentro l'amaca (per dormire là) e torcia elettrica. inforcata la bicicletta sono partito godendomi il venticello fresco della sera, con una luna mezza piena (la metà sotto) che illuminava la strada. il tratto asfaltato è finito fin troppo fresto, lasciando il passo alla terra battuta, ma ancora si viaggiava tranquilli. poi pian piano la pedalata si è fatta più faticosa, come se la strada fosse sempre più in salita, o qualcuno stesse man mano stringendo i freni. fino al punto in cui i pedali si sono bloccati, nel senso che anche mettendosi in piedi e facendo tutta la forza possibile la ruota posteriore non dava segni di movimento. qui in amazzonia chiamare fango quell'impasto rossiccio di terra e acqua è estremamente riduttivo. etimologicamente corretto, ma non permette di comprendere il vasto mondo che c'èà dietro. come chiamare "macchina" una ferrari di formula uno. avete presente i cartoni animati dove il protagonista, troppo basso per fare qualcosa, cammina sul fango e ogni passo che fa la sua scarpa si arricchisce di un centimetro per volta, fino a farlo diventare alto tre metri? ecco, qui è la stessa cosa. quando camminate sentite il sandalo che si appesantisce, fino a quando rimane sul terreno mentre il piede fa il passo. ma con la ruota della bicicletta la cosa è più infida, perché l'incremento è lineare e continuo. il fango fuori dalla sagoma del pneumatico si accumula sui freni e sotto il parafango, finchè la ruota risulta cementificata con il telaio della bicicletta. senza i sandali, che oramai avevano raggiunti i 2kg ciascuno, arrancavo spingendo la bici a forza, facendo scivolare la ruota dietro che non girava più, e ogni tanto mi fermavo quando anche quella davanti si fermava, riuscendo a sbloccarla infilando le dita tra gomma e parafango e tirando fuori il fango. la fresca, lunosa, poetica nottata si è trasformata in un camel trophy stile trasmissione televisiva. sudavo così tanto che mi si appannavano gli occhiali e non c'era modo di pulirli perché avevo più fango addosso io che una signora di mezza età in vacanza alle terme di Boario. arrivato al Paraiso sono stato accolto da qualche sguardo interrogativo ma soprattutto da grandi risate. padre Edson malignava che avevo tratto la forza per arrivare fin lì solo dal fatto che avevo appena ricevuto il primo salario, e quindi ogni ostacolo assumeva dimensioni non significative. come il fatto di dover fare tutte le cose con una

MANO
sola. non temete, ce l'ho ancora tutte e due, ma ho deciso che devo diventare ambidestro, o almeno migliorare un po' l'agilità della mano sinistra. quindi mi sono fasciato la mano destra e la tengo immobile. beh, no, in verità è che ho lottare contro un coccodrillo il giorno che siamo andati a pesca e dopo un lungo confronto ho avuto la meglio su di lui ma è riuscito a graffiarmi la mano. va beh, ok, racconto tutto... dopo aver fatto un mese in falegnameria guardando e provando, producendo anche tre mobiletti di esperimento, il capo mi (Salin, un ragazzo della mia età) viene a chiedermi se accetto lavori su commissione: una signora ha visto uno dei mobiletti e ne vuole uno uguale, il mio primo lavoro vero da falegname! il lunedì successivo arrivo alle 7.30 in falegnameria e mi metto a scegliere una buona tavola, la passo una volta sulla pialla elettrica, poi la taglio in due perché è troppo lunga, nel passarla la seconda volta mi sfugge da sotto le mani e il demone della pialla, oramai evocato, non trovando il legno offerto in sacrificio pensa bene di rivalersi sul palmo della mia mano destra. non ho fatto nemmeno 5 minuti di lavoro... in realtà è praticamente un graffio, ma Salin è spaventatissimo e mi porta di corsa in ospedale dove mi ricevono subito. l'infermiera inforca la siringa e mi spara qualcosa come 30 o 40 mg di lidocaina, quella roba che usano i medici di E.R. ora, non saprei se sono io particolarmente sensibile, o se qui sono abituati a fare dosi da cavallo, ma non solo non avevo più sensibilità nella mano destra, ma cominciava a formicolare anche la sinistra, mi girava la testa e mi stavo addormentando sulla sedia. dopo aver ricevuto 5 punti (ne mancano 95 per vincere il viaggio di ritorno in Italia) ricevo tutte le raccomandazioni necessarie e anche una dozzina di pillole di antibiotico. nei giorni successivi sperimento quanto è difficile fare le cose con un'altra mano: avete mai provato a lavarvi i denti con la sinistra? comunque ora tutto a posto, altrimenti non lo scriverei (eh eh eh), è rimasta solo una cicatricina a perenne memoria per farmi stare ancora più attento quando lavoro. tutto sommato mi è andata bene, non come

LULA
che un dito l'ha perso sul serio. qualcuno mi chiede come il nostro presidente operaio (ma lui sul serio). al momento non è che abbia potuto fare tante cose, è su solo da un mese e mezzo, ma se non altro non si è messo a fare leggi su misura per lui. una parte della popolazione che l'ha votato lo sta criticando perché non ha ancora risanato il Brasile, ma il problema è che la voglia di cambiamento era parecchia e per questo si sono montate enormi aspettative, sicuramente spropositate per quello che un presidente è in grado di fare. il Brasile è una confederazione di 26 stati, grande più o meno come l'Europa: servirebbe un dittatore illuminato e ubiquo. ha lanciato il progetto "fome zero" che tanto gli sta a cuore, ma ha ricevuto un po' di critiche da parte di gente che opera nel sociale. vedremo come andrà a finire... nei piani di quest'anno c'è anche una riforma agraria per dare terra a 5500 famiglie togliendola a mega-proprietari. il mio punto di vista è che sta lavorando bene, in relazione alla situazione che si è trovato e al fatto che deve lavorare con dei brasiliani (io sto capendo ora cosa vuol dire...). tirando le

CONCLUSIONI
posso dire che fino ad ora l'esperienza è notevolmene positiva. da quando sono arrivato in Brasile l'unico giorno di tristezza è stato quando ho saputo della morte di una mia giovane amica. la prima sensazione è stata di grande disagio, perché non potevo fare nulla. ma poi mi sono chiesto perché mi è venuta subito questa necessità di "fare" qualcosa, probabilmente un retaggio della nostra cultura di mondo "civilizzato" dove la produzione e l'efficienza sono sempre la primo posto. ed è una cosa che mi accompagna spesso durante il mio lavoro, questa necessità di non stare mai fermo, di costruire, di investire, di produrre. e faccio fatica a rimanere seduto in silenzio intorno al tavolo come fanno i ragazzi, lasciando il tempo passare tranquillo, perché mi sembra sembre di "sprecarlo". non dico che non gli diano valore, ma probabilmente la misura è fatta in modo differente. il mio professore di portoghese, mentre analizzavamo delle poesie di Carlos Drummond De Andrade, mi diceva che l'uomo non impara a gestire la separazione. siamo sempre più esperti e avanzati nelle scienze e nelle tecnologie, ma quando dobbiamo separarci da qualcuno ci ritroviamo fragili e senza sapere cosa fare. ecco, non voglio mettermi a fare il sapientone che facendo il missionario in Brasile scopre il senso della vita. però quella sera c'è stato uno dei tramonti più belli da quando sono qui. non posso dire che fossa stato messo apposta per consolarmi, però c'era. tutto qui. non so come rispondere al dolore di una perdita, ma la mia fede mi fa credere che Dio dopo tutto ci vuole bene, per quanto talvolta sia un po' oscuro nei suoi modi.

ora do un po' i numeri:
record di zanzare sterminate, nel solo bagno, in un colpo solo (baygon): 54
record di zanzare ammazzate a mano in una serata: 24
punture di vespa accumulate finora: 9
record di punture di api contemporanee: 5
massimo di persone viste andare contemporaneamente su una moto: 5
massimo di persone viste andare contemporaneamente su una bicicletta: 4
massimo di persone viste andare contemporaneamente su un pickup: 12

un grande abbraccio a tutti voi
Luca

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